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E' stato definito il più grande trattato della storia. Ma nasconde ancora tante, troppe incognite. Dario Tamburrano, portavoce del M5S in Europa, vi svela tutti i segreti emersi da uno studio scientifico indipendente commissionato dal Parlamento Europeo. Uno studio di cui si parla ancora poco, ma che mette a nudo le menzogne che ruotano attorno ai settori chiave dell'industria, dell'ambiente e dell'energia.

Perché la commissione ITRE del Parlamento Europeo ha deciso di commissionare lo studio indipendente sul TTIP?
"La Commissione ITRE - ha affermato Tamburrano - è competente sui temi dell'industria, dell'energia, della ricerca e delle telecomunicazioni. Uno studio indipendente sugli impatti del TTIP per il mercato interno dell'energia e per l'industria manifatturiera era sicuramente necessario. Si parla, infatti, di scenari molto complessi che comportano delle conoscenze sia legislative in ambito europeo e in ambito statunitense, sia di ordine geopolitico (e di perfetta conoscenza di quelli che sono gli scenari energetici europei, americani e globali). Lo studio è stato proposto in una delle prime sedute della Commissione ITRE, nella quale siamo stati presenti come M5S già a luglio. Era poi necessario permettere ai decisori politici di avere informazioni oggettive e dettagliate".

Quali sono stati i risultati di questo studio indipendente?
"Sono stati sorprendenti. In ITRE siamo rimasti contenti di sentire che uno studio indipendente arrivasse alle medesime conclusioni a cui noi del M5S eravamo arrivati con le nostre forze. Avevamo già portato le problematiche all'attenzione della Commissione Europea, a cui lo studio era stato commissionato (ma non era noto). I risultati affermano che il TTIP, per quanto riguarda industria ed energia non è l'albero della cuccagna, come i media "main stream" vogliono far credere ai cittadini. Soprattutto, non è vero che aumenterà il profitto dell'industria manifatturiera in Europa. O per lo meno questo non sarà vero per determinati settori, che saranno profondamente danneggiati dalla concorrenza. Ci saranno comparti, come la "ricerca e sviluppo", di cui noi abbiamo estremo bisogno in Europa. Proprio in questo caso si subirà un danno, visto che si verificherà una fuga di risorse e di cervelli più di quanto avviene tutt'ora verso gli Stati Uniti, dove le condizioni per la "ricerca e sviluppo" sono più favorevoli. Infine, non è vero che il TTIP aumenterà la sicurezza energetica europea e farà diminuire i prezzi dell'energia in Europa".

Come sono state le reazioni degli altri europarlamentari?
"La cosa più divertente è stata vedere i colleghi increduli nel constatare che i ricercatori sono arrivati a conclusioni completamente differenti rispetto a quelle che si leggono sui giornali. Infatti, sembrerebbe che molti europarlamenti s'informino solo su fonti giornalistiche e non su fonti scientifiche, dando particolare retta ai lobbisti di Bruxelles. C'è stato un primo giro di domande alle quali gli autori hanno risposto con dati scientifici, andando a contestare quelle che erano le affermazioni dei deputati. Nella seconda tranche, sono state poste le stesse questioni, tanto che gli scienziati sono stati costretti a rispondere asserendo di aver già commentato gli argomenti posti. Come se vi fosse una tendenza a non accettare che opinioni oggettive siano difformi rispetto a quanto già preventivato".

Le esportazioni statunitensi di gas liquefatto dovrebbero essere facilitate col TTIP. Cosa dice lo studio in merito?
"Lo studio si rifà a una serie di norme che regolano il mercato dell'energia negli Stati Uniti. Sono quindi fonti americane che hanno fornito i dati per questo studio. Assieme a quest'ultime, sono state utilizzate anche un'altra serie d'informazioni provenienti da studi fatti dal centro ricerche del Parlamento Europeo. Le conclusioni sono le stesse che avevamo anticipato in passato: gli Stati Uniti non hanno la possibilità d'esportazione di gas, in quanto al momento importano il 10% delle loro necessità. Il gas liquefatto ha poi una serie di problematiche. Vi sono dei limiti di tipo economico e termodinamico. Non vi sono abbastanza impianti di liquefazione sulle coste americane e, viceversa, impianti di rigassificazione in Europa. Il processo di trasformazione, inoltre, comporta un consumo aggiuntivo di energia che sposta sul meno la bilancia energetica. Poi ci sono motivi commerciali, perché il prezzo del gas è più elevato nel continente asiatico, qualora ci fossero esportazioni appare chiaro che s'inseguirebbe il maggior profitto. Aggiungiamo che c'è un problema legislativo che gli Stati Uniti non intendono superare: per legge possono esportare al giorno un miliardi di piedi cubi di gas verso i paesi che non hanno accordi commerciali di libero scambio, e un miliardo e due verso i paesi con cui sono stati stretti accordi. E' un quantitativo limitato che non sarebbe in grado di accontentare l'Europa, anche se - in teoria - il gas liquefatto potrebbe già essere esportato. Se ciò non avviene oggi, non vediamo per quale motivo dovrebbe avvenire in futuro".

Parlando invece di petrolio, come cambierebbe la situazione col TTIP?
"Il discorso è simile. A livello legislativo dal 1973 in poi - ad eccezione del canale del Messico - gli Stati Uniti non possono esportare petrolio. Attualmente, nonostante quanto viene propagandato sulla supposta indipendenza energetica americana, gli Stati Uniti importano il 40% del petrolio che consumano. Quindi, non vediamo come potranno esportare pur abolendo le norme".

Una delle maggiori preoccupazioni legate al TTIP è l'abbattimento dei regolamenti europei, anche in campo energetico. Succederà qualcosa alla direttiva UE sulla qualità dei combustibili?
"La problematica non è relativa alla sola direttiva sui combustibili, ma a tutte le norme che riguardano gli alti standard europei in termini di protezione dell'ambiente e del consumatore. I combustibili americani sono notoriamente più sporchi di quelli europei. La preoccupazione è che col TTIP si abbassi la qualità dei carburanti che consumiamo, peggiorando di conseguenza la qualità dell'aria che respiriamo".

In che modo la clausola ISDS può riguardare anche l'ambiente?
"La clausola ISDS può riguardare tutto. È uno degli aspetti più temibili che potrebbero essere incorporati nel TTIP. Parliamo della norma che prevede l'istituzione di tribunali appositi nel caso in cui un investitore affermi di essere stato danneggiato nei propri interessi da parte di leggi e regolamenti di uno Stato nazionale. È una forma terribile di cessione di sovranità: una nazione sarebbe costretta a rifondere i danni conseguenti ad azioni di protezione del consumatore, tutto perché una corporation potrebbe dichiarare di non riuscire ad accedere a un determinato mercato".

Concludiamo con le privatizzazioni. Qual è la situazione attuale del TTIP su questi temi e quali sono i vincoli posti dal trattato in materia?
"Il primo problema è la mancanza di trasparenza. Sulle privatizzazioni è uscito un "leak" pubblicato dalla BBC, in cui fa arguire che potranno essere privatizzati settori fondamentali per la vita dei cittadini, come la scuola e la sanità. Questo significa che sarà compito dei singoli Stati escludere alcuni servizi essenziali dalle privatizzazioni raggiungibili col TTIP. Ma vedendo quello che è successo in passato, specialmente in Italia (la mobilitazione necessaria per impedite la privatizzazione dell'acqua), non credo che possiamo fidarci. Soprattutto quando sulla nostra testa cade la pesantezza di un trattato internazionale. È un rischio che non possiamo correre. I cittadini italiani si sono già espressi. I fallimentari risultati delle privatizzazioni sono sotto i nostri occhi".

#STOPTTIP

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