Chi decide sulla nostra sicurezza alimentare?

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Elaborare provvedimenti e leggi che riguardano la nostra quotidianità, compresi quindi anche il cibo e i prodotti della terra, è compito delle istituzioni.

Ma chi è che sviluppa gli studi grazie ai quali a livello europeo è possibile giudicare un prodotto come "sano" oppure no? Chi redige le opinioni su provvedimenti che, una volta resi esecutivi, coinvolgeranno la salute dei cittadini e degli animali? I rischi e le opportunità sul Cloning food o, ancora, i metodi per affrontare la risoluzione della piaga del batterio della Xylella che sta martoriando gli ulivi della nostra Puglia, da chi vengono suggeriti?

Dall'EFSA, l'agenzia europea per la sicurezza alimentare. Ma come è possibile - visto che è composta da tecnici ed esperti del settore - che la Commissione per decisioni controverse spesso si faccia forza di documenti sì firmati dall'EFSA, ma che più di una volta si sono dimostrati approssimativi e discutibili?

Per questo Giulia Moi, portavoce del M5S in Europa, ha deciso di andare direttamente sul posto per visitare la sede di questa authority (che si trova a Parma) per vedere da vicino come funzionano gli apparati europei e per capire su quali basi vengono elaborati gli studi che arriveranno poi sul tavolo di Bruxelles. Scopo di questa visita è stato anche e soprattutto verificare se il sistema delle "consulenze" in Europa si basasse sugli stessi - spesso torbidi - meccanismi a cui siamo da lungo tempo abituati in Italia.

Gli enti decentralizzati che, come EFSA, si occupano della gestione delle consulenze richieste dal governo di Bruxelles, sono 38 in tutto.
L'EFSA in particolare, da pochi mesi a questa parte, ha messo in atto un nuovo sistema disciplinare che mira a eliminare l'annoso problema del conflitto di interessi che ha minato in passato la serietà del suo stesso organigramma.
Per scongiurare il ripetersi di situazioni governate da finalità poco chiare quindi, Efsa ha deciso di mettere online tutte le dichiarazioni di interessi dei suoi funzionari, dei dipendenti e degli esperti che di volta in volta sono chiamati a interfacciarsi con le problematiche che un settore vasto come quello della sicurezza alimentare spesso richiede.
Per dotarsi della maggiore trasparenza possibile, l'agenzia ha elaborato un sistema di controllo "per fasi": gli esperti dei comitati scientifici sono obbligati a sottoscrivere una dichiarazione di interessi annuale, una per l'ingresso all'interno di un Panel tematico e, infine, a rilasciare una dichiarazione orale prima di ogni riunione, che viene poi verbalizzata e resa pubblica.
Un metodo che, una volta sperimentata la sua efficacia sul medio-lungo periodo, potrebbe essere preso come "modello virtuoso", non solo in ambito europeo ma anche nazionale.
E dunque quei report parziali e controversi da dove saltano fuori?

Nel corso della riunione coi vertici dell'agenzia, si è cercato di mettere a fuoco anche questo tema.
Prima di questa chiacchierata - da cittadini purtroppo abituati a osservare azioni animate da logiche poco limpide - credevamo che i pareri positivi rilasciati da EFSA a sostegno di progetti quadro lanciati dalla Commissione su leggi che spesso anziché incidere positivamente sulla salute alimentare dei cittadini, hanno esattamente l'effetto contrario, fossero parti del solito copione: il consulente che fa gli interessi di chi la consulenza l'ha richiesta.
Oppure, ancora, il consulente che fa pendere l'ago della bilancia a favore dello studio (in questo caso scientifico) che più sostiene gli interessi di questa o quella lobby. Solo per fare un esempio, basti pensare al parere positivo sulla base del quale la Commissione decide che il cibo prodotto dalla carne degli animali clonati non è rischioso per la salute umana, a fronte di dati e ricerche a dir poco insufficienti e del tutto incompleti.

Ebbene, immaginerete lo stupore quando i vertici di EFSA hanno chiesto aiuto per eliminare quel "filtro" che più volte le istituzioni europee mettono alla mole degli studi scientifici che l'agenzia raccoglie di volta in volta e che costano loro, nella maggior parte dei casi, circa 22 mesi di tempo e denaro pubblico.

L'Europa, in altre parole, "eliminerebbe" le parti degli studi che non ritiene utili a far passare una legge, salvo poi redigere la propria proposta sulla base soltanto di quei riscontri scientifici che confortano l'adozione del provvedimento!

Giulia Moi ha aperto i cassetti di EFSA... E ci ha trovato dentro una richiesta di aiuto, anzi due!
I vertici dell'agenzia infatti le hanno chiesto di dar loro una mano a rendere più fruibili all'opinione pubblica le loro ricerche scientifiche. Hanno chiesto al Movimento 5 stelle di avviare una collaborazione costruttiva dal punto di vista della comunicazione per fare in modo che, finalmente, il lavoro degli scienziati venga utilizzato al meglio ma soprattutto affinché i cittadini siano resi più consapevoli dei rischi e dei benefici che una scelta anziché un'altra potrebbe avere sul loro futuro.

Volevamo spiegare i meccanismi della politica ai cittadini, ce l'abbiamo fatta. Ora si tratta di scienza, non ci tireremo indietro neanche stavolta!

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