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Grazie al Movimento 5 Stelle, il Parlamento Europeo adotta l'economia circolare come modello di sviluppo del futuro. La plenaria che ieri si è tenuta a Strasburgo ha confermato quando di buono già visto a Bruxelles. Continuare ad inseguire l'equilibrio in un modello di sviluppo con risorse limitate sembra un ossimoro, invece è proprio ciò che stiamo facendo da decenni, non curandoci dell'ambiente e - più in generale - della nostra salute.

COS'E' L'ECONOMIA CIRCOLARE?
L'economia circolare non è un gioco di parole, ma la soluzione alla gran parte dei mali che in anni di sviluppo abbiamo creato. Quando si parla di economia circolare, infatti, bisogna aprire la mente e ragionare in ambito "macro": grazie a quest'ultima si vuole superare l'attuale modello economico il cui imperativo dominante è la parola crescita. Ma non stiamo parlando di de-crescita, bensì di nuova intelligenza. È ormai chiaro a tutti che il PIL non può salire all'infinito avendo a disposizione materia prima in esaurimento. Nel modello di economia circolare l'imperativo dominante è l'equilibrio, si fa un uso limitato delle risorse che vengono poi riutilizzate e riciclate. Inoltre, non dimentichiamolo, è stato dimostrato che questo modello è capace di generare decine di migliaia di posti di lavoro.

I SUCCESSI DEL MOVIMENTO
La Commissione ambiente del Parlamento Europeo aveva già approvato (e ora confermato in plenaria) un progetto di relazione sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare. In uno degli emendamenti proposti dal portavoce del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini, è stato chiesto alla Commissione europea di eliminare tutti quei sussidi dannosi all'ambiente, in primis i sussidi diretti e indiretti ai carburanti fossili che gli italiani pagano in bolletta dietro l'acronimo CIP6. È impensabile parlare di una strategia europea per ridurre le emissioni e combattere il cambiamento climatico senza eliminare la liquidità "regalata" ai petrolieri. Nel rapporto si chiede di applicare regole chiare sull'applicazione della "responsabilità estesa" del produttore: obbligare le grandi imprese a farsi carico dello smaltimento degli oggetti che producono. Questo implica che chi fabbrica dovrà sforzarsi per produrre nel modo meno inquinante possibile e con componenti riutilizzabili, riciclabili e facilmente smantellabili. Ma è solo uno dei punti che sono stati inseriti in questo rapporto, altri includono l'aumento del riciclaggio ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani e l'incentivo alla preferenza, negli appalti pubblici, di prodotti (e soluzioni) riutilizzati, riparati, rigenerati, ristrutturati e comunque sostenibili ed efficienti in termini di risorse. E, laddove ciò non avvenga, dovrà essere applicato il principio "rispetta o spiega".

UNA NOTA STONATA
Purtroppo, l'emendamento per un target sul riuso dei materiali - per prevenire e ridurre la produzione di rifiuti - non è passato a causa dell'ottusità di quei partiti a cui non interessa sostenere i posti di lavoro locali e verdi ma appoggiare le soliti multinazionali che sfruttano le risorse e i territori. Il settore del riuso, questo sarà sfuggito ai deputati del PDL che hanno votato contro e a quelli del PD che si sono astenuti, ha un grande potenziale in termini ambientali, economici e sociali. Infatti, ben un terzo dei rifiuti municipali riciclati, inceneriti o messi in discarica potrebbero essere riutilizzati, questo vuol dire meno inquinamento e più posti di lavoro verdi.
La rivoluzione, in ogni caso, è già cominciata.
Ora è solo questione di tempo.

Il portavoce Piernicola Pedicini in plenaria:

La nuova figuraccia della Bonafè e del Governo italiano in materia:

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