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Quando gli interessi sull'energia entrano in gioco, i big del Parlamento Europeo si muovono all'unisono. I due grandi gruppi si uniscono (PPE e S&D, centrodestra e centrosinistra) per formare un mastodontico "Golia" amico delle lobby, degli speculatori e dei petrolieri. Fortunatamente, però, in Europa è entrata una forza politica nuova, un piccolo "Davide" in grado di scompigliare le carte grazie alla preparazione, alla professionalità e all'onestà. La metafora rappresenta quello che, ancora una volta, è successo dietro le quinte di una della commissioni più importanti a Bruxelles: la commissione ITRE, che si occupa di energia, industria, piccole e medie imprese, spazio, telecomunicazioni, ricerca.
PPE e S&D vogliono cambiare le regole del gioco a partita iniziata. Vogliono modificare da un momento all'altro i criteri con cui viene distribuito il lavoro all'interno della commissione ITRE del Parlamento Europeo. E, guarda a caso, vogliono farlo proprio mentre, con le vecchie regole, sarebbe toccato al M5S svolgere il ruolo chiave a proposito di etichettatura energetica delle apparecchiature elettriche e di assetto del sistema ETS (le quote di emissioni di anidride carbonica) dopo il 2020.
Ma la partita - questa volta - non è ancora finita. Ve la ricordate la campagna dei "10 milioni senza"? Ecco, il copione è lo stesso. Di seguito vi spiegheremo i meccanismi per assegnare il lavoro in commissione. Vi preghiamo di leggere e diffondere: è una lunga premessa, ma se volete davvero essere informati dovete comprendere il funzionamento della macchina.

COME FUNZIONA L'ASSEGNAZIONE DEL LAVORO?
Ora in commissione ITRE ogni gruppo politico dispone di un numero di punti proporzionale al numero dei suoi esponenti e "spende" questi punti per "acquistare" la titolarità di un dossier di lavoro. Ma avere i punti da "spendere" non é sufficiente. Esiste anche una lista che stabilisce, a rotazione, chi ha diritto per primo di decidere se "spendere" o meno i suoi punti per "acquistare" il dossier di volta in volta in assegnazione.
È logico che, con questo sistema, la maggior parte dei dossier di lavoro venga assegnata ai gruppi piú numerosi: PPE, S&D, ECR e cosí via. I gruppi che non sono titolari di un dato dossier intervengono preparando degli emendamenti e tessendo le alleanze necessarie alla loro approvazione, con lo scopo di integrare o addirittura stravolgere il lavoro svolto dal titolare.
Ma anche un piccolo gruppo, come l'EFDD a cui appartiene il Movimento 5 Stelle, ha la possibilità di diventare titolare di un dossier di lavoro importante. Succede quando questo piccolo gruppo "risparmia" i suoi punti e si dedica per un certo periodo di tempo solo agli emendamenti sul lavoro altrui: ad un certo punto, il piccolo gruppo in questione si trova ad essere sia ben fornito di "punti" sia in cima alla lista che stabilisce chi per primo ha diritto di decidere se spendere i suoi "punti" per "acquistare" il lavoro.
Il M5S ha adottato proprio questa strategia per diventare titolare, in commissione ITRE, di due dossier di importanza strategica: l'etichettatura energetica delle apparecchiature elettriche e l'opinione sull'assetto del sistema ETS dopo il 2020.

I DUE RAPPORTI CHE POTREBBERO ESSERE SCIPPATI
Il Movimento 5 Stelle stava per mettere le mani su temi cruciali per l'intera legislatura. Ma durante una riunione a porte chiuse e nonostante l'opinione contraria di tutte le altre forze politiche, PPE e S&D hanno deciso di cambiare i criteri di assegnazione del lavoro in commissione ITRE.
Per evitare che "Davide" possa lasciare il segno nelle politiche europee, i due "Golia" a partire da questo preciso momento vorrebbero modificare i criteri per l'assegnazione del lavoro. Vorrebbero che i "punti" per "acquistare" il lavoro venissero "spesi" tramite una "vendita all'asta" del dossier situato di volta in volta in cima all'elenco delle cose da fare, eliminando la lista che stabilisce chi, a rotazione, ha diritto per primo di decidere se "spendere" i suoi punti per aggiudicarsi il dossier in assegnazione.
Il problema non é tanto il nuovo meccanismo in sé: il M5S potrà sempre adottare una nuova strategia per ottenere la titolarità di un dossier di importanza strategica. Il problema é il modo e il momento in cui si vuole fare entrare in vigore il nuovo sistema: ossia, voler cambiare le regole proprio quando il vecchio sistema avrebbe premiato la strategia finora seguita dal M5S e voler cambiare le regole semplicemente in forza di un accordo fra le due maggiori forze politiche, senza che gli altri gruppi abbiano anche solo la possibilità di discuterne.

IL MOVIMENTO 5 STELLE NON SI ARRENDE
I portavoce del M5S in Europa non sono rimasti a guardare. I gruppi EFDD, Verdi e GUE e i rispettivi coordinatori della commissione di competenza (Dario Tamburrano, Claude Turmes, Neoklis Sylikiotis) hanno deciso di scrivere una lettera a Jerzy Buzek - presidente della commissione ITRE - per denunciare il comportamento sleale e la grave ferita alle elementari regole di equità democratica.
Il primo risultato è subito arrivato. Il presidente ha dovuto prendere atto dell'effettiva scorrettezza del comportamento di PPE e S&D. Jerzy Buzek è stato così costretto a mettere almeno ai voti la proposta di cambiare il regolamento per assegnare i lavori all'interno della commissione ITRE.
Il verdetto finale non è ancora arrivato, perché il voto sul nuovo regolamento è stato rimandato: il testo della proposta di PPE e S&D è arrivato in ritardo, senza le traduzioni prescritte dalle norme di funzionamento del Parlamento Europeo. Evidentemente non si aspettavano che qualcuno osasse sfidarli.
Questi grandi gruppi politici, uniti da interessi lobbystici di oscura provenienza, devono iniziare a capire che l'Europa non è il loro parco divertimenti. A loro possiamo lasciare le passerelle in televisione, ma la sostanza no. Su quella ci batteremo sempre, anche se Bruxelles ci vede ancora come "Davide" che puó contare solo su una fionda per sconfiggere il gigantesco "Golia" armato fino ai denti.

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