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Dire che l'Europa è inconcludente e ipocrita è usare un eufemismo. Ieri, nel corso della plenaria di Strasburgo, si sono tutti affrettati a condannare il comportamento di Volkswagen. Non serve oggi aggiungere altro sullo scandalo che ha coinvolto una della più grandi aziende tedesche. Il punto, come sempre, sono i modi e i tempi. I grandi gruppi del Parlamento Europeo hanno condannato con fermezza la frode, esortando l'esecutivo - presente con la commissaria all'industria Elżbieta Bieńkowska - ad adottare misure restrittive. Tante belle parole, pronunciate però con colpevole ritardo in quello che è ormai diventato il tempio dell'ipocrisia dei popoli.

Lo era stato con l'elezione del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, continua ad esserlo grazie all'alleanza di S&D, PPE e ALDE e delle impresentabili delegazioni italiane che li compongono, lo sarà ancora in futuro, fino a quando la voce degli onesti non sarà fatta circolare al di fuori della candida Strasburgo. Non si può accettare il silenzio che ha anticipato lo scandalo Volkswagen ed è intollerabile il vantaggio competitivo che la Germania ha accumulato col suo export (alimentato dal mercato dell'auto).

Così come sono un sanguinoso insulto all'intelligenza le parole di Françoise Grossetête - eurodeputata del PPE, il più grande gruppo del Parlamento Europeo - che ci ha ricordato come "Il caso VW deve servire come allarme circa i rischi che si prendono a imporre obiettivi irrealizzabili senza mettere in atto le necessarie misure di controllo". Alla deputata (opportunamente citata da EU-News) vorremmo ricordare come sia seduta sullo scranno europeo dal 1994, ventuno anni. Non possiamo dire che sia stata un esempio di lungimiranza in termini di controllo sulle normative.

Guardando le parole dall'ottica del reale cambia il significato di ciò che ha detto anche Kathleen Van Brempt - vicepresidente S&D, spalla destra di Gianni Pittella - che ci ha ricordato come "Comportamenti criminali da qualsiasi compagnia, non importa quanto sia grande, non possono essere tollerati perché erodono la fiducia pubblica, minano la qualità dei prodotti europei e causano anche significativi danni alla salute. L'inquinamento causa circa 400mila morti premature ogni anno". Kathleen Van Brempt si è evidentemente dimenticato che siede al Parlamento Europeo da una decina d'anni e che, col suo gruppo, è uno dei maggiori fautori del celebre TTIP, un trattato che col caso VW ha davvero troppo a che fare.

Il velo pietoso, però, l'ha calato la commissaria all'industria Elżbieta Bieńkowska. Presente in plenaria è apparsa come un pugile al termine di un incontro: confusa e distratta. L'esecutivo dell'Europa si è addirittura dimenticato di rispondere alle numerose domande rivolte, tanto che è stato necessario un ulteriore richiamo per strapparle un laconico: "Risponderemo a tutti, per iscritto".

Insomma, il copione è sempre lo stesso sbandierato col caso LuxLeaks. Dove ci sono i veri interessi molti tacciono, qualcuno fa spettacolo e pochi cittadini onesti dicono la verità. Ascoltate e condividete il più possibile la voce di quest'ultimi, sono i vostri portavoce in questa Europa dei silenzi:

PER APPROFONDIRE:
- SI CHIAMA VOLKSWAGEN, SI LEGGE TTIP
- #DIESELGATE, SALVARE LA VOLKSWAGEN (E LA GERMANIA) COSTERÀ PIÙ DELLA GREXIT
- LA PROVA CHE VOGLIONO SALVARE LA VOLKSWAGEN
- #VOLKSWAGEN, LA MERKEL SI DEVE DIMETTERE
- VOLKSWAGEN, ADESSO LA GERMANIA PAGHI

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