Fuori la Volkswagen dal Parlamento Europeo

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L'omertà che l'Europa ha dimostrato nel trattare il caso Volkswagen non è passata inosservata. Ben 39 ONG hanno deciso di scrivere a Parlamento Europeo, Commissione Europea e Consiglio Europeo per denunciare l'immobilismo delle istituzioni comunitarie. La lettera arriva dopo lo scandaloso voto nella plenaria del 27 di ottobre, quando una mozione di risoluzione che avrebbe messo "i puntini sulle i" sulla faccenda è stata privata di alcune parti fondamentali (leggi qui cosa è successo). E' evidente che, per affrontare il problema, serva una volontà anche politica che è mancata. Specialmente al più grande gruppo della legislatura vigente, il PPE di cui fa parte Forza Italia.

400 MILA MORTI ANNUE
"Volkswagen e molto probabilmente altre compagnie automobilistiche, hanno intenzionalmente violato i limiti imposti dagli standards sulle emissioni, applicati per proteggere la nostra salute e l'ambiente. L'UE e le istituzioni europee devono al più presto rielaborare il modo in cui legiferano ed applicano le norme ambientali, dei consumatori e sanitarie. L'UE deve urgentemente migliorare le sue capacità di proteggere i cittadini europei dall'inquinamento atmosferico e dallo scorretto comportamento di alcune aziende". Questo è il contenuto della lettera inviata dalle 39 organizzazioni non governative, tra cui Greenpeace, Climate Action Network Europe, BirdLife Europe, Corporate Europe Observatory (Ceo) e Food and Water Europe. A preoccupare sono soprattutto le oltre 400 mila morti che ogni anno avvengono prematuramente a causa dell'inquinamento atmosferico. Un dato che cinicamente si riversa anche sui costi sanitari a carico dei contribuenti.

LA VITTORIA DEI SOTTOTRACCIA
Le 39 associazioni non governative accusano inoltre l'industria automobilistica europea "di essere riuscita per molti anni a ottenere i risultati desiderati. A metà degli anni '90 le lobby d'auto hanno lottato contro i target di emissioni obbligatori di CO2, proponendo invece uno  schema volontario. Come ci si poteva immaginare, il piano di emissioni vincolanti ha fallito. Il sistema di limiti obbligatori è stato introdotto 10 anni più tardi, ancora una volta le case produttrici automobilistiche hanno ottenuto con successo limiti annacquati. Gli stessi fallimenti nelle norme di emissioni, sono state ripetuti per i veicoli di trasporto e per i negoziati in corso in materia di regime di prova per le auto da omologare". In particolare, annoverando i principali lobbisti, Volkswagen ha beneficiato di un accesso privilegiato ai processi politici, esercitando anche una certa influenza grazie anche alla sua membership in 5 gruppi consultivi della Commissione e nella lobby ACEA.

INTANTO, IN GERMANIA...
La settimana scorsa è emerso che, oltre agli 11 milioni di motori diesel alterati per falsare i test sugli ossidi di azoto, sono stati truccati anche i dati sui consumi e i livelli di CO2 di almeno 98 mila macchine a benzina. Intanto anche Fitch, dopo Moody's, ha tagliato il rating del gruppo a causa dei "problemi di gestione" evidenziati dallo scandalo. E il ministero dei trasporti tedesco, citato da Die Welt, ha fatto sapere che Volkswagen deve apportare a 540 mila veicoli "importanti modifiche tecniche" che vanno oltre la rimozione del software in grado di manipolare i dati delle emissioni inquinanti. In particolare, sui motori di 1.2 e 1,6 litri dovranno essere sostituiti pezzi chiave. Piove sul bagnato.

LE AZIONI DA INTRAPRENDERE
Le 39 ONG sono allineate con la volontà del M5S in Europa. Anche per loro le istituzioni comunitarie dovrebbero avviare un'indagine indipendente trasparente e immediata sul #dieselgate, rafforzare la supervisione nel processo di approvazione dei veicoli a motore, rendere più efficace l'applicazione della legislazione ambientale e assicurarsi che le aziende accusate di frode siano sospese dal registro lobbistico europeo. Il Movimento 5 Stelle, inoltre, vuole investigare in profondità sul caso, accertando perché i vari segnali di allarme non siano mai stati ascoltati. Bisognerà poi individuare le specifiche responsabilità suddividendole tra Commissione Europea, Stati membri, autorità nazionali di controllo e case automobilistiche.

La conferenza stampa a Strasburgo dello scorso 27 ottobre:

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