Una lettera per evitare la Brexit e cambiare l'Europa

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I Trattati sono inalienabili? Certo, se parliamo di Grecia. Ma se di mezzo c'è la Gran Bretagna, allora le cose cambiano. La lettera che il primo ministro britannico David Cameron ha spedito al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk (non eletto) ha dell'incredibile. O meglio, sarebbe la normalità in un'Unione di popoli disposta a discutere le sue regole dopo la fallimentare esperienza dell'ultimo ventennio. Invece, in questo caso come in numerosi altri, siamo davanti all'eccezionalità. La messa in discussione dei vincoli europei - assurdi e antidemocratici - è un processo iniziato con la farsa greca, che andrà avanti lentamente e inesorabilmente. Il referendum inglese e la lettera del suo Primo Ministro è un altro tassello verso la liberazione dell'Unione Europea dalla tecnocrazia. Con questa missiva David Cameron sembra intenzionato a battersi per il "si" all'Unione, ma sulla base di ben quattro punti ben definiti e ribaditi formalmente. L'Inghilterra rimarrà in Europa se queste quattro condizioni saranno soddisfatte:

- serve una clausola di "opt-out", cioè la possibilità di chiamarsi fuori dal vincolo dei Trattati che prevede la partecipazione a un'Unione "sempre più stretta";

- bisogna sollecitare le tutele per i Paesi che non partecipano all'Eurozona con il formale riconoscimento che il mercato unico è "multicurrency", in altre parole che la sterlina potrà godere delle analoghe condizioni di cui godrà l'Euro anche quando i Paesi a divisa comune si saranno integrati ulteriormente;

- bisogna tornare a invocare quella "sussidiarietà" che dai tempi di Maastricht resta la parola magica inglese e lo fa rivendicando un maggiore ruolo dei parlamenti nazionali. I parlamenti nazionali devono poter correggere la legislazione europea;

- il quarto punto è l'annosa questione dell'accesso al welfare da parte degli immigrati intracomunitari. Londra - ha ribadito ieri il premier considerando la richiesta "non negoziabile" - sollecita una sospensione di quattro anni prima del pieno d'accesso ai benefici e sussidi dello stato sociale per un cittadino non inglese. In realtà, la Gran Bretagna sarebbe disponibile a estendere le stesse limitazioni ai britannici che rientrano in patria dopo aver vissuto all'estero.

Il processo che porterà alla Brexit è quindi ben delineato. Se la tecnocrazia di Bruxelles cederà alle richieste, modificando i Trattati, allora la Gran Bretagna rimarrà nell'Unione. Quale Unione sarà, però, non è dato saperlo visto che la sua fisionomia potrebbe drasticamente cambiare. L'appuntamento è a metà dicembre, dopo il summit di Bruxelles. Dal suo esito dipenderà l'andamento del referendum destinato a tenersi, probabilmente, fra giugno e dicembre 2016.
Comunque andrà, un altro pezzo della maschera è destinato a cadere. Il prossimo passo sarà lo smantellamento dell'Eurozona. Per quello, visti i mostruosi interessi tedeschi a mantenere lo status quo, ci vorrà più tempo e determinazione. Una lettera non basterà.

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