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"Se la Turchia avesse imposto lo stesso embargo sui territori dell'ISIS che ha imposto ai territori della Siria in mano alle forze curde, il "califfato" sarebbe crollato da un pezzo - e gli attacchi di Parigi probabilmente non sarebbero mai avvenuti. E se la Turchia lo facesse oggi, l'ISIS crollerebbe probabilmente nel giro di pochi mesi. Eppure non c'è un singolo leader occidentale che abbia chiesto ad Erdogan di farlo". David Graeber, professore della London School of Economics.

QUEI 3 MILIARDI
C'è qualcosa di terribilmente sbagliato nei 3 miliardi di Euro che l'UE ha deciso di concedere due giorni fa alla Turchia per la gestione dell'emergenza migranti (ve ne abbiamo parlato qui). Ma andando nel dettaglio, si scopre che solo 0,5 miliardi provengono dal bilancio dell'Unione, il resto verrà coperto dagli Stati secondo modalità che sono ancora da concordare. Per l'Italia si parla di 281 milioni di Euro, ma scommettiamo che Angelino Alfano si dimentica di dirlo quando ne parla a "Porta a Porta". Soldi che, paradosso dei paradossi, possono derogare dal "Patto di Stabilità", ormai diventato squallidamente aggirabile al pari della Costituzione Italiana. Tuttavia, non è questo il punto. La guerra che "stiamo combattendo" come Europa nasce da una serie di equilibri geopolitici che hanno come epicentro la Turchia, la dipendenza del Vecchio Continente dal gas del gigante russo e dal "petrolio arabo", il ruolo dei burattinai americani a loro volta dipendenti dall'oro nero del Medio Oriente. E' una questione di energia, null'altro.

LA GUERRA INFINITA
Esiste un documento, datato 2008, che descrive la strategia che l'Occidente (capeggiato dagli USA) utilizza nelle cosiddette "Long War", le guerre infinite. E' il rapporto della RAND Corporation intitolato "Unfolding the Future of the Long War" ("Delineando il futuro della lunga guerra"). Quest'ultimo mette in evidenza come "le economie degli Stati industrializzati continueranno a dipendere pesantemente dal petrolio, che rimarrà una risorsa di grande importanza strategica". Dal momento che la maggior parte del petrolio verrà prodotto in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno "interesse a garantire la stabilità della regione e a mantenere buoni rapporti con gli Stati mediorientali". Anche se il caso vuole che quegli Stati siano anche i principali finanziatori del terrorismo islamista: "L'area geografica con le principali riserve di petrolio coincide con la base di potere di gran parte della rete salafita-jihadista. Questo crea un legame tra la fornitura di petrolio e la "lunga guerra" che non sarà facile spezzare". Documenti declassificati del governo statunitense sfatano qualunque dubbio su quale fosse la motivazione principale per la guerra in Iraq del 2003: creare una presenza militare permanente degli Stati Uniti nel Golfo Persico per garantirsi l'accesso al petrolio e al gas della regione.

IL GAS DEL QATAR
L'ossessione per l'oro nero, però, non riguarda solo l'Occidente. E qui entra in gioco il tanto amato gas, salito alla ribalta con i tre celebri gasdotti North Stream, Turkish Stream e South Stream. "Quasi tutte le forze straniere coinvolte nella guerra in Siria rappresentano paesi esportatori di gas che hanno interessi in uno dei due oleodotti che dovrebbero portare il gas qatariano o iraniano in Europa attraverso la Siria", ha scritto Mitchell Orenstein del Davis Center for Russian and Eurasian Studies dell'università di Harvard su Foreign Affairs. Nel 2009 il Qatar voleva portare il proprio gas in Turchia passando attraverso l'Arabia Saudita, la Giordania e la Siria. Dalla Turchia sarebbe poi stato trasportato in Europa, ponendosi come alternativa all'egemonia russa. Ma Putin si oppose in modo deciso e minaccioso. La Gazprom - colosso russo del gas - vende l'80 per cento del suo "prodotto" all'Europa.

IL GAS RUSSO/IRANIANO
Quindi, nel 2010, la Russia ha avanzato la proposta di un oleodotto alternativo Iran-Iraq-Siria per far arrivare il gas iraniano fino al Mediterraneo. Il fatto che l'esportazione di gas, siriano o iraniano, verso l'Unione Europea possa  avvenire attraverso il porto di Tartus, che ha legami inscindibili con la Russia, scontenta il Qatar e i suoi protettori occidentali (USA in testa). Il progetto permetterebbe a Mosca di "controllare tutte le importazioni di gas verso l'Europa dall'Iran, dalla regione del Mar Caspio e dall'Asia centrale". Nel luglio del 2011, poi, è stata annunciata la costruzione di un oleodotto Iran-Iraq-Siria da 10 miliardi di dollari, e un accordo preliminare è stato firmato da Assad. Ma qualche mese più tardi, casualmente, gli Stati Uniti, la Francia e Israele hanno cominciato a finanziare in segreto i gruppi ribelli siriani, per facilitare il "collasso" del regime di Assad "dall'interno". "Gli Stati Uniti sostengono l'oleodotto qatariano al fine di controbilanciare il potere dell'Iran e diversificare la fornitura di gas all'Europa, riducendo l'influenza della Russia in quel mercato", ha spiegato Orenstein su Foreign Affairs.

LA VOLONTA' DEI LEADER
La Turchia gioca un ruolo cruciale nel progetto statunitense-qatariano per costruire un oleodotto alternativo a quello russo-iraniano. La partita è finalizzata ad indebolire il ruolo della Russia e dell'Iran nell'approvvigionamento di gas all'Europa. "La Turchia gioca un ruolo chiave nella diversificazione della fornitura di gas all'Unione europea. Sarebbe un grave errore rimandare ulteriormente una maggiore cooperazione energetica", ha insistito di recente David Koranyi, direttore dell'iniziativa Eurasian Energy Futures dell'Atlantic Council. La cosa più logica da fare, proprio a partire da questa COP21, sarebbe finanziare una rapida transizione verso l'utilizzo di fonti rinnovabili, ma i leader europei sembrano avere altre idee. Vogliono costruire una nuova rete di oleodotti che trasporti il petrolio e il gas dal Medio Oriente, dal Mediterraneo orientale e dall'Asia centrale all'Europa passando per la Turchia. E se Erdogan è il principale sponsor dello Stato Islamico, non importa.

L'EPILOGO
Dopo il massacro di 129 persone a Parigi, la politica estera occidentale continua a mentire sul ruolo della NATO. La Turchia, invece, è stata ricompensata adeguatamente dall'UE per questa sua alleanza con lo Stato del terrore islamista. Solo un mese prima degli attacchi, Angela Merkel aveva proposto di accelerare la richiesta di Ankara ad entrare nell'UE, offrendo ai turchi la possibilità di viaggiare senza visto all'interno dei Paesi membri. Follia pura. Ma tutto, come abbiamo spiegato, discende da due risorse naturali: il gas e il petrolio. Mentre, per eccesso di zelo, lo ricordiamo: l'unico oleodotto completato dei numerosi annunciati è il North Stream, che collega la Russia (indovinate a chi?) direttamente alla Germania.

TURCHIA/ISIS: I COLLEGAMENTI (fonti: INSURGE Intelligence, 19/11/2015)
- SCARICA QUI IL DOCUMENTO IN ESCLUSIVA

Il percorso del gasdotto Nabucco (mai ultimato):
1100px-Nabucco_Gas_Pipeline-en.svg.png

Il percorso degli altri gasdotti mai ultimati (ad eccezione del Blue Stream):
turkish-stream-south-stream-karte-3.jpg

E del North Stream:
Nordstream.png
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Posted by MoVimento 5 Stelle Europa on Martedì 1 dicembre 2015

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