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"Made in ... insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi". Presto in tutta Europa potremmo vedere questa nuova etichetta. La Commissione Europea ha chiarito poche settimane fa le modalità con le quali gli Stati Membri dovranno mettere in pratica (entro il 13 dicembre 2016) il regolamento 1169 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti, approvato addirittura nell'ottobre del 2011.

Questa nuova comunicazione non ha introdotto nuove norme, ma ha solo rappresentato l'impegno da parte delle Istituzioni europee ad agevolare quanto devono fare gli Stati Membri per recepire in maniera efficace e giuridicamente corretta tale regolamento. Non si capiscono dunque le vibranti proteste del premier israeliano Netanyahu che ha addirittura congelato la partecipazione dell'Unione europea al tavolo sul processo di pace in Medio Oriente.

L'Unione europea, in linea con il diritto internazionale, non riconosce la sovranità di Israele sui territori occupati dal giugno del 1967, ossia le alture del Golan, la striscia di Gaza e la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Questi territori non sono considerati parte del territorio di Israele, indipendentemente dal loro status giuridico nell'ordinamento israeliano.

Ancor prima del Regolamento europeo, nel 2009 Regno Unito, Bulgaria e Danimarca avevano autonomamente introdotto orientamenti specifici per un'etichettatura chiara sulla provenienza dei prodotti originari dei Territori occupati da Israele. L'Italia, quattro anni dopo l'approvazione del Regolamento, non l'ha ancora recepito.

I consumatori hanno il diritto di sapere e di scegliere il cibo che comprano, anche sulla base della sua provenienza. Gli Stati Membri hanno il dovere di rispettare le norme giuridiche del diritto sulle quali si basa la comunità internazionale. Il Movimento 5 Stelle, attraverso la sua portavoce Rosa D'Amato che fa parte della delegazione Palestina del Parlamento europeo, ha chiesto ufficialmente che l'Italia faccia al più presto la propria parte. Gli insediamenti israeliani nei Territori occupati vanno rimossi per rilanciare il processo di pace nel Medio Oriente.

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