La (finta) crisi della Cina che nessuno vi racconta

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Con la svalutazione dello yuan, conseguenza del doppio crollo della Borsa di Shanghai di questi giorni, si prepara il terreno a quello che in Cina danno per scontato: la concessione nel 2016 dello status di economia di mercato da parte dell'Europa, il più grande mercato al mondo. Questa decisione farà tabula rasa delle piccole e medie imprese europee: acciaio, legno, ceramica, alluminio, carta, vetro, componenti per auto, chimica, tecnologie ambientali, sono alcuni dei settori che verranno travolti dall'invasione cinese.

Le aziende europee devono rispettare rigidissimi protocolli, ma al contempo gareggiare nel mercato globale con l'economia cinese dopata grazie a sovvenzioni pubbliche, costi dell'energia bassissimi, sfruttamento della manodopera, anche quella minorile. Questo antagonismo è stato riequilibrato in alcuni settori produttivi grazie ai dazi antidumping, una sorta di compensazione del prezzo finale del bene a fronte di una evidente concorrenza sleale. Se la Cina sarà riconosciuta come economia di mercato cadranno automaticamente tutti questi dazi antidumping. Sarà la fine per le piccole e medie imprese europee.

Il crollo delle Borse asiatiche e la svalutazione dello yuan sembrano eventi propedeutici a questo disegno, perché le merci cinesi costeranno ancora meno e saranno ancora più appetibili sul mercato europeo.

Questa guerra economica è l'ennesima sfida fra Stati che accettano passivamente il modello della crescita senza fine, della speculazione finanziaria, del consumo lineare su scala globale. L'obiettivo di questa competizione malata è far soldi... e per farlo si è pronti a tutto: corrompere, uccidere, inquinare l'aria, la terra e l'acqua, sfruttare le risorse naturali, permettere la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochi, al posto di indirizzarsi verso un modello di sviluppo sostenibile e solidale con una sana ridistribuzione della ricchezza.

Con il modello attuale viviamo nella paura delle crisi di mercato e delle guerre economiche che generano solo odio e diffidenza tra i popoli. Le guerre sono viste come occasioni per creare incertezze, timori, speculare e rastrellare economia reale, creando i presupposti d'emergenza per manipolare il consenso, rovesciare governi imponendo scelte di pochi sui diritti propri delle democrazie e di tutti i cittadini.

Fino a quando sopporteremo questo gioco al massacro?

VIDEO. La Commissione europea non deve concedere lo status di economia di mercato alla Cina. Ecco l'appello dei portavoce del M5S al Parlamento europeo David Borrelli e Tiziana Beghin.




Ps. martedì 12 gennaio al Parlamento europeo il portavoce David Borrelli, copresidente del gruppo Efdd, organizza un evento dal titolo "Status di economia di mercato alla Cina: sta arrivando l'inverno per le industrie europee?". L'obiettivo è quello di raccontarvi la (finta) crisi che potrebbe mettere in ginocchio le imprese europee.

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