Sandro Gozi vive su Narnia

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Sandro Gozi vive su un altro pianeta: probabilmente una Narnia con al posto del grande leone Aslan il premier Matteo Renzi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei ha rilasciato un'intervista sconcertante, nella quale invoca nuove regole per cambiare l'Unione Europea. Pena il trionfo dei populismi e la disintegrazione dell'UE. L'obiettivo dichiarato è il 2017, anno in cui i mitici e inalienabili trattati europei dovranno subire una mutazione in favore, evidentemente, di tutti quei Paesi che fino ad ora hanno solo subito le imposizioni di Bruxelles: leggasi il cosiddetto Sud del Continente.

Ancora una volta si usano parole grosse per gonfiare il petto dinanzi ai media, ma senza alcuna base di realtà. I fatti che il Partito Democratico, e il Gruppo S&D più in generale, ha sciorinato in Europa parlano di un quadro di asservimento al potere tedesco (e più in generale dell'élite dominante) desolante. L'Italia ha avuto diverse occasioni per schierarsi in favore dei suoi cittadini, ma il PD ha preferito voltarsi dall'altra parte pur di non dare seguito alle idee che i portavoce del Movimento 5 Stelle gli avevano offerto su un piatto d'argento.

LA PRIMA OCCASIONE: IL REPORT BERÈS
Tanto per cominciare, il 24 giugno 2015, il Partito Democratico decide di sostenere in massa lo scandaloso report Berès (S&D). Quest'ultimo propone un rafforzamento delle regole e dei trattati esistenti, non si vuole mettere in discussione l'architettura dell'UE. Si nega la necessità di aumentare la flessibilità per gli investimenti pubblici, esentandoli dal calcolo di deficit e debito, non viene proposta alcuna soluzione di rottura con la strategia fallimentare adottata e addirittura si avallano le strategie legate all'imposizione dell'austerità e dei vincoli di bilancio. Il Movimento 5 Stelle aveva proposto una mozione alternativa che invocava, pensate un po', una seria revisione dei trattati al fine di rendere il quadro di governance economicamente, socialmente e politicamente sostenibile.

LA SECONDA OCCASIONE: IL REPORT ROSATI
Il 29 ottobre 2015, con la discussione del report Rosati, il Partito Democratico sceglie di votare (assieme a tutto il gruppo S&D) contro gli emendamenti del M5S, che chiedevano - ancora - una revisione dei trattati e del patto di stabilità e crescita. Questo report rappresentava un'occasione preziosa per far notare alla Commissione (che con le raccomandazioni pubblicate a luglio aveva addirittura rincarato la dose) che in effetti l'austerità è stata un disastro e che questo tipo di coordinamento economico tecnocratico sta lentamente smantellando le democrazie europee e impedendo agli Stati di fare qualunque cosa contro la crisi.

LA TERZA OCCASIONE: IL REPORT GUALTIERI
Il 17 dicembre 2015, nella proposta di risoluzione sul completamento dell'unione economica e monetaria a firma Gualtieri, il Partito Democratico vota ancora contro tutti gli emendamenti del Movimento 5 Stelle. In questo caso, sempre tenendo bene a mente le nuove volontà di Sandro Gozi, i portavoce europei avevano denunciato gli effetti distruttivi della moneta unica sulle economie del Sud. Veniva chiesto il riconoscimento del diritto, per un Paese membro, di recedere dall'Eurozona (qualora ci fosse una volontà popolare) senza per questo dover uscire dall'UE. Si chiedeva, per l'ennesima volta, una revisione della governance economica.

IL FANTASIOSO ASSE COI PARADISI FISCALI
Dell'intervista colpisce anche una sorta di alleanza, già stretta dalle parole del sottosegretario, con Belgio, Olanda, Malta, Lussemburgo, Portogallo e Grecia. Su cosa si baserebbe questo fantomatico patto? Ricordiamo che l'Olanda (al pari della Germania) dovrebbe essere sanzionata per il suo export eccessivo: quello che causa la gran parte dei mal di pancia all'economia dell'Eurozona. Mentre il Lussemburgo (anche Olanda e Malta) sono praticamente considerati due paradisi fiscali che - nonostante lo scandalo LuxLeaks - hanno libertà di agire all'interno dell'Unione Europea. Al di là di questo, i seguenti Paesi hanno già espresso il loro parere ufficiale sugli eventuali cambiamenti che l'Europa dovrebbe affrontare. L'occasione fu il report "Preparing for Next Steps on Better Economic Governance in the Euro Area" consegnato ai cinque presidenti (non eletti) che guidano le istituzioni europee. In nessuno di questi documenti (che vi proponiamo: Belgio, Olanda, Malta, Lussemburgo, Portogallo e Grecia) si parla di un fantomatico asse costruito per imporsi a livello internazionale.

Passando dalla galassia di Narnia (a cui Sandro Gozi appartiene assieme al Governo) al pianeta Terra, è evidente che il Partito Democratico ha avuto ben più di un'occasione per cambiare e portare in salvo la tanto amata Unione Europea. Se mai dovesse implodere, non sarà certo per colpa dei populismi (ancora questa parola), ma di una volontà politica ben precisa, coadiuvata da una folle propaganda.

Giugno 2015, il report Berès:

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