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Il sofismo delle istituzioni europee non conosce alcun limite. È stato recentemente approvato dalla plenaria di Strasburgo il report della liberale francese Sylvie Goulard, una delle voci di punta dei federalisti europei, già membro del gabinetto Prodi alla Commissione Europea sul ruolo dell'UE all'interno delle istituzioni e degli organismi internazionali. Una relazione che spinge ulteriormente verso un accentramento dei poteri nelle mani dell'UE, inneggiando - appunto - ai fantomatici Stati Uniti d'Europa e celando al contempo la volontà di uniformare tutto su un modello unico controllato dagli Stati egemoni (Francia ma soprattutto Germania) esattamente sul modello della moneta unica. Federalismo è una parola con cui molti si bagnano la bocca, ma di cui pochi conoscono veramente il significato.

Noi abbiamo chiesto cosa comporterebbe la realizzazione degli Stati Uniti d'Europa a uno dei maggiori esperti mondiali, Jacques Sapir, intervistato in occasione del ciclo di convegni economici organizzato dai portavoce Marco Zanni e Marco Valli al Parlamento Europeo. Quello che ci ha rivelato è sconcertante: a causa della sua egemonia economica, rafforzata dalle persistenti violazioni sull'export, la Germania dovrebbe versare qualcosa come 200/300 miliardi ogni anno nel budget "federale". Ecco perché, in estrema sintesi, quando sentirete qualcuno parlare di federalismo europeo saprete che sta sprecando fiato. È altrettanto evidente che un simile esborso porterebbe a un crollo immediato dell'economia tedesca e con essa quella dell'intera Unione Europea (quindi politicamente irrealizzabile e inaccettabile dai tedeschi).

Tornando al report, alcune delle premesse e considerazioni espresse nel testo sono condivisibili, soprattutto laddove si denuncia una scarsa trasparenza e "accountability" democratica in merito al funzionamento di alcune istituzioni e organismi finanziari internazionali. Ma ogni volta che si cercano soluzioni ritorna il solito problema. Perché il Parlamento Europeo vorrebbe proporre la creazione di una sorta di codice di condotta in materia di trasparenza, integrità e assunzione di responsabilità, volto a orientare l'azione dei rappresentanti dell'UE nel quadro delle organizzazioni e degli organismi internazionali: questo significherebbe nei fatti obbligare gli Stati Membri a rispettare la volontà espressa dall'Unione, senza possibilità di dissenso, privando nei fatti ogni libertà di azione da scelte dettate da chi impone posizioni egemoniche (la Germania nella quasi totalità dei casi). Il secondo passo è costituito dalla creazione di una rappresentanza unica per l'UE in queste organizzazioni, limitando anche in questo modo le possibilità d'intervento nazionali. L'ultima proposta di rilievo parla della creazione di una nuova organizzazione mondiale per la finanza, che risulta oggi difficilmente inquadrabile e totalmente anacronistica rispetto a quello che tutti siamo vivendo sulla nostra pelle.

L'intervista esclusiva all'economista Jacques Sapir, tutta la verità sul federalismo europeo:

"La "federalizzazione" dell'Eurozona è un'opzione lasciata aperta da molti paesi come la Germania. Il problema è: se vuoi avere un vero federalismo, hai bisogno di avere un vero budget federale. E questo budget deve essere attorno all'8/10% del Prodotto Interno Lordo. Più importante, ci sarà bisogno di spostamenti di capitale dai paesi più ricchi a quelli più poveri. Il problema è che quando si è provato ad avere una stima di quanti soldi sarebbero stati dovuti trasferire, si è parlato di un ammontare di circa 200/300 miliardi di Euro all'anno.

Devo ricordare che oggi i trasferimenti netti in EU ammontano solo a 41 miliardi di Euro. Abbiamo la necessità di creare un enorme "budget system" per cercare di far funzionare questa un'Europa federale. Il secondo punto è: da dove dovrebbero arrivare i soldi? È assolutamente ovvio che debbano provenire principalmente dalla Germania, perché è il Paese più ricco del blocco. Con alcuni colleghi abbiamo fatto una stima. La Germania dovrebbe pagare l'8/11% del PIL, ogni anno, per circa 8/10 anni. Ora, il problema vero non è che la Germania rifiuta il federalismo, loro non sarebbero in grado di sostenere un peso simile. E gli altri paesi non possono chiedere alla Germania uno sforzo simile, perché vorrebbe dire distruggere la loro economia.

Le riforme necessarie si conoscevano già dal 1999. come mai non sono state messe in atto?
"Ho avuto discussioni con molte persone (informate sui fatti, n.d.r.) sul tema. Quello che dicevano già nel 1997/98 è certamente che l'Euro avrebbe dovuto implicare una sorta di unione sociale, unione fiscale e sicuramente scambi di capitale tra i paesi. Il problema è che fin dall'inizio si è visto che non vi era alcuna possibilità d'implementare queste misure. Sapevamo sin dall'inizio che i prerequisiti economici dell'Euro non avrebbero funzionato. Dobbiamo capire perché, ancora oggi, siamo in questa situazione. Il mio parere è che l'Euro sia un progetto politico, più che un progetto economico. Il principale "scopo" dell'Euro era creare questa situazione di federazione "allentata" tra i paesi europei e, più importante, disciplinare il mercato del lavoro e distruggere i servizi e le infrastrutture sociali di molti paesi.

Penso che questa idea politica dell'Euro fosse più importante di qualsiasi idea economica".

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