L'#Isis minaccia le centrali nucleari

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Che cosa avevano in mente i terroristi islamici che sorvegliavano le centrali nucleari in Belgio? Un attacco o un sabotaggio a un reattore nucleare sono pericoli reali? Gli attentati di Bruxelles hanno riacceso i riflettori sulla sicurezza delle centrali nucleari in Europa. Lo stesso Obama ha messo in guardia sulla nuova strategia dell'Isis che adesso guarda al terrorismo nucleare. Per capire come stanno davvero le cose abbiamo intervistato Giuseppe Onufrio, fisico, ricercatore e direttore di Greenpeace Italia.


IL TERRORISMO ISLAMICO MINACCIA LE CENTRALI NUCLEARI. DOBBIAMO AVERE PAURA?
"Quando si affronta il tema della sicurezza delle centrali nucleari si pensa soprattutto alla loro messa in sicurezza rispetto a fenomeni naturali, come quelli avvenuti a Fukushima, in Giappone. Per quanto riguarda la minaccia terroristica, francamente, non ci sono molti elementi certi. L'aspetto più pericoloso, a mio avviso, è la possibilità per i malintenzionati di accedere a materiali nucleari per il confezionamento delle cosiddette "bombe sporche". Ci sono migliaia di siti dove sono stoccate le sostanze nucleari che, dal punto di vista del controllo e dell'intrusione terroristica, rappresentano dunque un problema".

IL BELGIO E' SOTTO ATTACCO. IL PERICOLO E' REALE?
"Il pericolo esiste. Per fare danni seri bisogna conoscere bene gli impianti e questo non è impossibile. Lo dimostra il caso recente di due impiegati dell'industria nucleare belga che hanno lasciato l'Europa e hanno raggiunto l'Isis. La messa in sicurezza degli impianti da questo punto di vista si può raggiungere così: vanno rafforzati i controlli interni degli impianti e in alcuni casi bisogna prevedere anche la protezione militare ma, in ogni caso, non è un rischio del tutto eliminabile. Personalmente, io temo molto di più le falle che si possono creare come conseguenza di fenomeni naturali quali terremoti o inondazioni. Si possono verificare anche rotture interne. Il rischio terrorismo esiste ma bisogna conoscere bene gli impianti e in questo caso bisogna difendersi bene rafforzando i servizi di Intelligence".

COSA È CAMBIATO IN EUROPA DOPO IL DISASTRO DI FUKUSHIMA?
"Il disastro di Fukushima è avvenuto perché il terremoto ha messo fuori gioco la rete elettrica e lo tsunami ha messo fuori gioco i generatori di emergenza. Grazie agli stress-test si è scoperto che in Europa ci sono isole nucleari con 6 reattori e un solo generatore di emergenza. Anche se si tratta di casi estremamente rari - l'idea di un blackout così prolungato, ricordiamo a Fukushima è durato 11 giorni - ci sono diverse centrali che presentano gli stessi rischi".

QUALI SONO LE CENTRALI NUCLEARI EUROPEE MENO SICURE?
"In Belgio i reattori Doel I e II hanno subito diverse fessure nel nocciolo perché non hanno avuto gli upgrade previsti. In Repubblica Ceca il governo non riconosce che a Temelin c'è un rischio terremoto. I sei reattori di Gravelines, in Francia, gli stessi con un solo reattore di emergenza, continuano a essere in funzione nonostante la Francia non stia facendo nulla per difenderli dal rischio di inondazione. Nonostante in campo nucleare ci sia una cultura del rischio molto più elevata rispetto a molte altre industrie, il rischio zero in Europa non esiste. Del resto era noto da tempo che a Fukushima il rischio vulnerabilità era presente, c'era un rapporto del 2008 che lo dimostrava ma poi non è seguito nessun atto concreto".

CHE COSA BISOGNA FARE ADESSO?
"L' industria nucleare è fondamentalmente in declino. Se escludiamo la Cina che sta costruendo nuovi impianti con qualche difficoltà, si nota che che le nuove tecnologie di ultima generazione, le cosiddette generazione III+ - l'EPR francese e la p1000 nippoamericano - sono controverse e non hanno mai visto la luce. C'è grande difficoltà nel rinnovare gli impianti in Europa e nel Regno Unito come dimostra il caso dell'impianto di Hinkley Point. L'industria nucleare non riesce a installare gli impianti di nuova generazione che presentano costi e tempi di realizzazione molto più lunghi. E' quasi paradossali che i costi aumentino perché normalmente una tecnologia che ha 60 anni di vita dovrebbe produrre a un costo più basso e invece il nucleare sfugge a questa regola e i costi sono sempre in crescita. Quindi l'industria nucleare che fa? Punta a resistere, a prolungare la vita dei reattori esistenti. Il Belgio lo dimostra. Il Giappone pure. Cercano di tirare il collo a impianti vecchi con interventi di manutenzione straordinaria perché se non lo fanno l'industria nucleare entrerà in declino molto rapido".


VIDEO. Ascolta e condividi l'intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace.

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