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Il nuovo filone di grandi evasori ed elusori che hanno "delocalizzato" le tasse in quel di Panama è solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere definito il più grande conflitto d'interessi della storia. Sono usciti in queste ore nomi altisonanti: dai vari primi ministri dell'Islanda, del Pakistan, passando per il presidente dell'Ucraina, al principe del Qatar, al re dell'Arabia Saudita, al presidente ed ex presidente dell'Argentina, alla moglie del commissario europeo per l'energia Miguel Arias Cañete, fino ad arrivare a Luca Cordero di Montezemolo, Lionel Messi e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una schiera di ricconi che non ne vuole proprio sapere di sottostare alle leggi che accomunano i comuni mortali.

Dato per assodato che l'evasione e l'elusione fiscale sono un malcostume tutt'altro che italiano, ma piuttosto internazionale, dato per assodato che il Movimento 5 Stelle è stata l'unica forza politica all'interno dell'Unione Europea a contrastare con tutte le sue forze questa piaga (ricordiamo, per fare un esempio, la mozioni di censura alla Commissione Juncker e l'istituzione delle commissioni speciali TAXE e TAXE2), non scandalizziamoci troppo di fronte alle presunte rivelazioni shock che rimbalzano sulle prime pagine dei media in queste ore.

Tutti sanno e tutti tacciono. Questa è la semplice e cruda verità. Un segreto di Pulcinella, come lo era stato lo scandalo LuxLeaks che ha coinvolto il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Partendo da lui capiamo come il sistema fraudolento che alimenta gli ingranaggi dei paradisi fiscali coinvolge, in primis, quei politici o quegli uomini di potere che sono chiamati a riformare i cosiddetti TaxRulings e l'elusione fiscale a livello internazionale. E per una volta dimentichiamoci che sono sempre e costantemente appoggiati dalle forze di Governo dei Paesi membri dell'Unione Europea, tra cui in prima linea il PD del premier Renzi.

Panama è sempre stato il paese dei balocchi degli elusori fiscali, tanto quanto lo è il Lussemburgo: possiede una delle giurisdizioni più opache, non ha praticamente siglato alcun accordo di scambio delle informazioni. È storicamente utilizzato per creare scatole off-shore su cui banchettano, appunto, evasori, trafficanti di droga, di armi e politici corrotti. È una lingua di terra che unisce Nord e Sud America, sotto l'influenza degli USA: ma nell'inchiesta non compare alcun big statunitense. Su chi puntano tutti media? Vladimir Putin. Collegate voi i puntini.

Le domande, a questo punto, sono molteplici: perché questa prodigiosa opera giornalistica (copiosamente finanziata da Ford Foundation, Carnegie Endowment, Rockefeller Family Fund, W K Kellogg Foundation, Open Society Foundation - Soros -), viene proposta pesantemente dai media mainstream proprio adesso? Se tutti sanno tutto, come è evidente, chi sceglie le tempistiche e i nomi su cui porre maggiore enfasi? In altre parole, chi possiede le informazioni che hanno il potere di distruggere o meno una personalità politica, piuttosto che un imprenditore o un primo ministro?

In questa inchiesta compaiono i nomi di quasi tutte le principali banche d'affari del mondo. I portavoce M5S in Europa hanno già proposto numerose misure per mettere la parola fine a questo scempio e per evitare di sprecare altro inchiostro, che serve solo a gonfiare il petto del grande editore di turno.

Abbiamo chiesto trasparenza massima sulle transazioni finanziarie. Abbiamo proposto di negare l'accesso al mercato unico europeo (ovvero a 500 milioni di consumatori) a compagnie che hanno sedi in Paesi come Panama, Svizzera, Lussemburgo e via dicendo. Vogliamo sanzionare in modo pesante e deciso gli istituti di credito scorretti, con multe che arrivano fino al ritiro della licenza bancaria per chi viene "beccato" in questi giri mafiosi. E vogliamo impedire, specialmente a chi opera all'interno dell'UE, di aprire "filiali" nelle cosidette "giurisdizioni non cooperative".

Noi continueremo ad essere coerenti e ci batteremo finché avremo forza. Ma ci scuserete se, all'ennesimo scandalo, non siamo più sorpresi. Anzi.

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