#iovotoSI contro il "rottamatore" che non rottama

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da Greenpeace Italia

Con l'invito all'astensione del Governo al prossimo referendum del 17 aprile è caduto anche l'ultimo cavallo di battaglia del Bomba, il Premier che doveva rottamare tutto e tutti e ora si ritrova a difendere con le unghie e con i denti i rottami del mare. Da uno studio di Greenpeace emerge infatti che il 73% delle piattaforme situate entro le 12 miglia marine dalle coste italiane non sono operative, non eroganti o erogano così poco da non versare neppure un centesimo di royalties alle casse pubbliche. Grazie ai dati forniti dallo stesso Ministero per lo Sviluppo Economico emerge una realtà sconcertante: tre impianti su quattro hanno già esaurito il ciclo industriale in quanto non producono.

Si tratta di rottami non rottamati, che stagnano in mezzo al mare solo per fare ruggine, a cui il Governo vorrebbe rinnovare chissà quale concessione per fare favori a chissà quale lobby industriale. Delle 88 piattaforme, infatti, addirittura 35 non sono di fatto in funzione. Come detto, sei risultano "non operative", 28 sono classificate come "non eroganti", mentre un'altra sarebbe solo di supporto a piattaforme "non eroganti".

Ma il bello arriva adesso. Perché esistono altre 29 piattaforme che il Governo considera funzionanti, ma che da anni producono così poco da rimanere costantemente sotto la franchigia (pari a 50 mila tonnellate per il petrolio, 80 milioni di metri cubi standard per il gas). Questo cosa significa? Che grazie a questa bassa redditività, i petrolieri sono esonerati dal pagamento delle royalties. In altre parole, per circa un terzo degli impianti presenti, lo Stato non vede un'Euro versato nelle proprie casse.

Ricapitolando: esistono attualmente 24 piattaforme che operano estraendo idrocarburi sopra la soglia della franchigia, ovvero il 27% del totale. Le altre 64 strutture dovrebbero essere smantellate per evitare che la ruggine e l'azione del mare provochino cedimenti nella struttura con il rischio di causare disastri ambientali. Cosa sta esattamente difendendo Matteo Renzi, così preoccupato dall'esito di questo referendum che tratta di veri e propri rottami del mare?

Dobbiamo partecipare in massa a questa consultazione votando SI con convinzione. Non solo per rompere il giochino e gli inciuci del Primo Ministro e dei suoi adepti, ma anche per dare una direzione chiara alla politica energetica del Bel Paese. Una via da seguire che non possa essere fraintesa, verso un futuro che parla di rinnovabili e di economia circolare; il primo passo per liberarci definitivamente dalle energie fossili.

Il Passaparola di Maria Rita D'Orsogna:

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