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Il Governo è amico delle lobby e nemico dell'ambiente. Ormai è difficile per chiunque negare questa evidenza. Dall'Europa a Roma, le mosse del Bomba e dei suoi uomini non possono più avere alcun alibi. Il disastro che oggi si sta riversando nel mare di Genova è lo specchio - sporco di petrolio - dell'immobilismo del Bel Paese. Anni preziosi, per non dire decenni, buttati nel cestino da una serie di politici impresentabili, preoccupati solo di sopravvivere al loro squallido presente. È un accumulo di responsabilità che con l'attuale esecutivo ha raggiunto l'apice dell'assurdo:

- prima si sono inventati nuovi ostacoli al cammino delle rinnovabili, come il cambio in corsa degli incentivi, i rallentamenti nelle disposizioni relative alle reti, e soprattutto gli aiuti di Stato alle fonti fossili volti a tenere in vita un mercato che da solo, probabilmente, si avvierebbe alla sua fine naturale.

- in Europa gli uomini del PD assieme a quelli di Forza Italia, NCD e della Lega Nord hanno votato il raddoppio dei limiti di emissione delle autovetture fino al 2020.

- infine, c'è stato l'invito all'astensione sul referendum delle trivelle. L'ennesimo favore alle lobby del petrolio, nemmeno più mascherato ma scritto nero su bianco con le intenzioni di voto nella delibera AGCOM.

Oggi, di fronte all'evidenza del disastro ambientale, la strategia è: minimizzare, ridimensionare, sviare l'attenzione. Peccato che la Francia e i francesi potrebbero pensarla diversamente. Attualmente, infatti, se uno Stato viola l'articolo 260 del TFU (ex art. 228 del Trattato di Funzionamento dell'Unione Europea) può essere soggetto a un provvedimento da parte della Corte di Giustizia. Se i transalpini o la Commissione Europea decideranno poi di avviare una procedura per disastro ambientale nei confronti di Iplom - l'azienda proprietaria dell'impianto -, potrebbero avviarla anche nei confronti dell'Italia. In tutto questo i cittadini sarebbero doppiamente parte lesa.

La rottura del tubo che collega il porto petroli di Multedo alla raffineria Iplom di Busalla, nell'entroterra genovese, ha causato la fuoriuscita di 500 tonnellate di idrocarburi. Ci vorranno altri 40 giorni per bonificare l'area, dove gli idrocarburi hanno impregnato la terra, la sabbia e hanno causato gravissimi danni all'ecosistema. Dobbiamo imparare dai nostri errori, non siamo pronti (e mai lo saremo) a dominare la natura a nostro piacimento. Il progresso ci ha dato da decenni la possibilità di utilizzare le fonti rinnovabili di cui l'Italia abbonda. Non sfruttare questa occasione rappresenta un reato morale.

Per questo i parlamentari del MoVimento 5 Stelle saranno a Genova, sui luoghi del disastro: dobbiamo tenere alta l'attenzione e dare voce ai cittadini inascoltati, per denunciare con forza che quanto è accaduto nel Ponente genovese non è solo un incidente ma il frutto di decenni di politiche scellerate e criminali che hanno arricchito pochi e devastato l'ambiente e la salute di molti. L'unica vera soluzione è quella tracciata dal MoVimento 5 Stelle con il Programma Energetico 5 Stelle (PE5S), che i portavoce in Parlamento e in Europa (con Tiziana Beghin) esporranno: l'uscita dalle fonti fossili entro il 2050 attraverso l'avvio immediato di una progressiva conversione energetica nazionale puntando sulle energie rinnovabili e l'efficienza energetica.

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