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"L'Unione Europea è debole coi forti e forte con i deboli. In particolare, l'unione monetaria è stata concepita male e realizzata peggio". Con queste parole il professore di economia dell'università Bocconi Luca Fantacci inquadra il cronico problema della moneta unica, definendola una novità della storia recente, un esperimento mal riuscito. La responsabile della totale mancanza di equilibri tra Paesi creditori e Paesi debitori all'interno del Vecchio Continente.

Cosa non ha funzionato con la moneta unica?
"C'è un certo accordo nel riconoscere che l'Unione Monetaria Europea ha creato degli squilibri nel bilancio dei pagamenti, cioè una spaccatura fra Paesi creditori e debitori. Risulta piuttosto evidente e difficilmente sanabile. Poco è stato fatto rispetto alla crisi per arginare questa deriva, perché si dovrebbe rendere l'aggiustamento di questi squilibri più simmetrico: fino ad ora l'aggiustamento ha pesato sui Paesi debitori, quindi l'Italia, la Grecia e gli altri Paesi della periferia europea. Li ha chiamati in causa con politiche molto dolorose che sono tristemente familiari: le politiche di austerità, di contenimento della spesa, del risanamento e altro ancora".

In cosa consiste la moneta complementare?
"La moneta unica è un'invenzione recente. In epoca passata c'erano monete diverse per scopi diversi. In particolare c'era una grossa distinzione tra la moneta interna (per il commercio al dettaglio, per pagare il lavoro e guadagnarsi da vivere) e quella internazionale (per gli scambi di lunga distanza). La convivenza tra queste due monete è servita a lungo per rendere compatibili due obiettivi che oggi sembrano essere irreparabilmente in contrasto: l'autonomia delle economie a livello locale e nazionale, e la loro integrazione con il resto del mondo. Oggi sembra quasi che si debba scegliere: o chiudersi in sé stessi, oppure esporsi a un competizione su tutta la linea e in maniera indiscriminata. Invece la distinzione tra una moneta interna e una esterna riusciva a contemperare a questi due obiettivi, quello della autonomia e della apertura".

L'Euro è un vincolo di cambi fissi che ha avvantaggiato solo la Germania?
"Certamente la moneta unica ha avuto la pretesta eccessiva si sostituirsi alle valute nazionali. Retrospettivamente possiamo dire che, se invece d'introdurre l'Euro "in sostituzione" lo si fosse introdotto "in affiancamento" - come per qualche tempo è avvenuto attraverso l'ECU - oggi tanti degli squilibri che sperimentiamo all'interno dell'unione monetaria europea non ci sarebbero. Ci sarebbe una maggiore possibilità di diversificare la politica monetaria a seconda delle esigenze delle economie nazionali e ci sarebbe una maggiore compatibilità tra autonomia e integrazione".

Il che modo la debolezza della moneta unica contagia il progetto democratico dell'UE?
"È fuori dubbio che l'Unione Europea oggi sia debole, soprattuto debole coi forti e forte coi deboli. La debolezza politica di oggi è dovuta proprio al fatto che il progetto di unione monetaria è stato concepito male e realizzato peggio. Negli anni '50 un economista francese diceva che l'Unione Europea sarebbe stata monetaria o non sarebbe stata affatto. C'era questa idea che l'unione monetaria avesse la precedenza sull'unione politica. Oggi invece si è invertito l'ordine dei fattori: si sarebbe dovuta fare prima l'unione politica e poi quella monetaria. Io non sono d'accordo, sono convinto che il piano monetario fosse un buon piano di partenza, che il problema sia stato nell'averla fatta male questa unione monetaria. Nell'averla fatta in modo da creare squilibri, alimentando le divergenze a dispetto dei tentativi di imporre una convergenza. Se oggi c'è qualche cosa che urgentemente dev'essere riformato è proprio l'architettura dell'unione monetarie in quanto tale. Anche perché mi spaventa la prospettiva inversa, ovvero il fatto che riconoscendo una debolezza politica dell'Europa la si voglia rafforzare politicamente, per esempio nella direzione di una compiuta unione fiscale, che oggi non potrebbe che avvenire negli auspici dei Paesi più forti. Sarebbe un'unione forte solo perché uniformata quasi completamente alla volontà e agli interessi dei Paesi centrali".

L'intervista all'economista Luca Fantacci:

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