La coperta corta di MPS

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Il Governo Renzi si è attivato nell'evitare il bail-in di MPS solo per tirare la carretta fino al referendum di ottobre. E poi, succederà quello che dovrà succedere. Questa consapevolezza ha permeato i negoziati che si sono tenuti tra il Governo italiano e Bruxelles sul salvataggio dell'istituto senese. Entrambi, da questa faccenda, hanno troppo da perdere. Renzi e Padoan hanno però avuto il coltello dalla parte del manico: potevano finalmente decidere di mettere spalle al muro l'esecutivo comunitario utilizzando lo spauracchio MPS, il cui fallimento avrebbe messo in crisi l'intera struttura bancaria europea. Avrebbero così rimediato all'errore che loro stessi avevano fatto votando prima in Europa e poi nel Bel Paese la direttiva sul bail-in. L'Italia aveva avuto una concreta possibilità di ribaltare il dogma europeo già a dicembre: il Governo poteva bypassare i vincoli facendo ricorso al bail-out come riportato dalla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Le conseguenze sarebbero poi arrivate, non si sa quando e in quale misura. In un mondo normale, infatti, non ci si dovrebbe nemmeno porre il problema di utilizzare soldi pubblici o privati per salvare un sistema bancario. La banca centrale (in questo caso Banca d'Italia) tramite il Governo ha sempre esercitato una sorta di garanzia finale e di "moral suasion" verso il sistema bancario privato.

Morale della favola: tutti gli attori che hanno generato il problema sono stati chiamati a risolverlo. Il risultato? Si utilizzeranno i fantomatici Atlante 1 e 2 in cui confluiranno i soldi delle pensioni degli italiani, come vi avevamo spiegato mesi fa a Strasburgo. E pensare che in parziale aiuto del Governo italiano era venuta anche la Corte di Giustizia europea, che ha valutato come la richiesta di bail-in non possa essere vincolante per gli Stati membri. La comunicazione traccia solo una sorta di indicazione: se uno Stato vi si attiene, non ci sono ragioni perché la Commissione non autorizzi il progetto di salvataggio presentato. Ma se lo Stato opera diversamente e non soddisfa i criteri della comunicazione nel suo progetto di aiuto pubblico, Bruxelles può comunque autorizzarne il progetto in "circostanze eccezionali". Tradotto: lo Stato può agire di testa sua e valutarne le conseguenze.

Il problema reale è stato creato ad arte dalle regole comunitarie in conseguenza a una disastrosa gestione che vedeva dirigenti e politici italiani banchettare allegramente. Secondo il Movimento 5 Stelle prima devono venire i cittadini. I loro risparmi sono tutelati dall'articolo 47 della Costituzione Italiana. Senza di essi non esisterebbe lo Stato, ovvero quella figura giuridica a cui le banche devono prestare umile servizio. I risultati portati a casa da questi dilettanti allo sbaraglio - che si sono accaniti nell'applicare alcuni Trattati fondati sul nulla -, parlano di un'instabilità fortissima del sistema bancario e di costi altissimi che gravano sui contribuenti. L'unico sistema bancario sano è quello regolamentato da una vera separazione bancaria e da una banca centrale pubblica che eviti il collasso provocato dall'ingordigia dei partiti.

Il Movimento 5 Stelle pretende la trasparenza totale sugli NPLs (i crediti deteriorati). A chi sono stati concessi gran parte di questi miliardi che adesso dovremmo garantire anche con le casse di previdenza? I soliti prestiti fatti ad amici di amici nel corso dei decenni? Dove sono stati i vigilanti di Banca d'Italia? Inoltre, i fondi e le grandi banche d'affari che vogliono speculare sugli istituti di credito italiani devono essere denunciati: fuori nomi e cognomi! Infine, l'attuale sistema di stress test della BCE dev'essere rivisto, perché punta il dito solo sul rischio di credito e non su quello finanziario, ovvero quello da cui derivano le crisi sistemiche e che dovrebbe essere messo pesantemente sotto torchio dal sistema di vigilanza.

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