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L'Italia è il Paese europeo in cui si muore di più a causa dell'inquinamento dell'aria: ben 84.400 decessi l'anno, su un totale di 491.000 in tutti i 28 Stati membri. Dunque, quale sarebbe a rigor di logica il Paese che dovrebbe investire maggiormente nel rinnovo del parco macchine? L'Olanda, ovviamente. Che sarebbe sul punto di vietare la vendita delle auto a benzina (e gasolio) fissando il primo paletto già dal prossimo 13 ottobre. Lo stop definitivo potrebbe poi essere preceduto da pesanti tasse e limitazioni alla circolazione dei veicoli a carburanti fossili. Un settore che, in seguito al caso Volkswagen e all'ignavia del Parlamento europeo, sta arrancando per riconquistare la credibilità e la fiducia dei consumatori. Mentre oltreoceano le "class actions" minacciano di far lievitare ulteriormente la multa record comminata dall'EPA alla casa tedesca.

Non c'è ancora una data precisa, ma si parla del prossimo autunno per la definitiva accelerazione della norma a "zero emissioni" in discussione al Parlamento olandese. Tutto questo avviene mentre il Movimento 5 Stelle sta ancora aspettando che il ministro Graziano Delrio riveli i contenuti delle indagini ministeriali sulle soglie di inquinamento delle auto diesel. E intanto, per non farci mancare proprio nulla, il Governo non ha ancora preso alcuna decisione per rafforzare la lotta all'inquinamento, anzi, al Consiglio dell'UE, si è schierato dalla parte di chi ha introdotto ulteriori scappatoie per consentire alla case automobilistiche di ritardare l'abbattimento degli inquinanti, già possibile con le tecnologie esistenti.

Probabilmente l'esecutivo ha adottato la politica del visionario Sergio Marchionne - divenuto in un battibaleno amico di Matteo Renzi, tanto da sostenere il suo impresentabile referendum -, che qualche giorno fa ha voluto ribadire la sua contrarietà a investire sulle auto elettriche: troppo costose. Un pragmatismo sconcertante viste le premesse di cui sopra, che si scontra con altre dichiarazioni rese recentemente secondo cui servirebbe un'etica nella finanza e nei mercati. Insomma, molta confusione e - se ce lo permettete - una totale mancanza di visione a lungo termine. La stessa atroce malattia di cui soffre il non eletto Governo italiano.

Il dato di fatto è che le case automobilistiche hanno violato le regole con la complicità degli organi istituzionali comunitari e nazionali che gliel'hanno consentito, mentre il numero dei morti in Europa continuava a crescere e le stazioni di monitoraggio della qualità dell'aria rilevavano costanti aumenti di emissioni inquinanti. Oggi la portavoce Eleonora Evi ha l'occasione di ribadire la verità in faccia a uno dei responsabili del disastro: l'ex commissario europeo - tedesco - per le imprese e l'industria Günter Verheugen (dal 2004 al 2010). Un futuro diverso è possibile: intanto, se Graziano Delrio non ha nulla da nascondere, si allinei alla trasparenza che viene richiesta dopo uno scandalo che non solo coinvolge il settore automobilistico, ma ha anche ripercussioni gravissime sulla qualità dell'aria, sulla leale concorrenza tra imprese e, soprattutto, sulla salute dei cittadini.

La commissione EMIS - misurazione delle emissioni nel settore automobilistico - di oggi:

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