L'Europa adesso sostenga la pace in Colombia

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di Ignazio Corrao e Fabio Massimo Castaldo, Movimento 5 Stelle Europa

Il governo della Colombia e le FARC-EP hanno firmato lo scorso 26 settembre l'accordo di pace definitivo che pone fine al conflitto armato che insanguina il Paese sudamericano da 52 anni e che ha provocato 220.000 milioni fra morti e sfollati. Domenica 2 ottobre si terrà il referendum popolare per convalidare definitivamente questo accordo. Il Movimento 5 stelle sostiene il processo di riconciliazione che è in atto in Colombia. Adesso l'Unione europea e i suoi Stati membri devono aiutare il popolo colombiano favorendo il dialogo fra le parti e vigilando che la diffidenza e la guerra civile non ritorni nomai più.


di Ignazio Corrao

"Il conflitto colombiano inizia fra la fine degli anni '50 e gli inizi degli anni '60 attraverso una combinazione di fattori, come l'esclusione politica dei partiti di sinistra quando al governo si alternano Conservatori e Liberali, durante il periodo del cosiddetto Frente Nacional. La privazione dei diritti di espressione politica arma gli oppositori del Frente Nacional e fa esplodere la guerra civile (in particolare tramite i gruppi FARC ed ELN).

La popolazione che non è rappresentata nelle Istituzioni, come i contadini e i più poveri, si insedia in remote aree rurali del territorio colombiano. I proventi economici delle produzioni di queste aree, non controllate più dal governo, sostengono la guerriglia, in particolare per le FARC (dichiarata come organizzazione terroristica dagli USA e dall'UE), che nello stesso tempo si oppongono ai gruppi paramilitari di destra. Il conflitto dura da più di 50 anni è sono state stimate più di 220.000 tra assassinati e spariti.

Questo accordo di pace differisce da quelli precedentemente siglati e poi falliti perché si basa su una nuova strategia. Infatti, nell'attuale negoziato non viene decretata nessuna tregua: il numero dei partecipanti al tavolo è limitato ai comitati che hanno portato avanti i negoziati. Cuba e Norvegia sono stati garanti dei negoziati, mentre Cile e Venezuela sono accompagnatori. Le vittime di entrambe le parti sono state pienamente riconosciute attraverso la legge "sulle vittime e la restituzione delle terre".

L'accordo generale per la cessazione del conflitto e la costruzione della pace stabile e duratura in Colombia fissa 5 punti: la politica di sviluppo agricolo integrato; la partecipazione politica; la fine del conflitto; la soluzione al problema del traffico delle droghe e le vittime. I negoziati si termineranno con un sesto punto: l'implementazione, la verifica e la convalida. Quest'ultimo accordo prevede, inoltre, una Commissione per la verità, finalizzata alla ricerca di persone scomparse e fermare la sofferenza delle vittime ancora in vita.

L'Unione europea ha contribuito al processo di pace colombiano e contribuirà alla fase successiva con un Fondo fiduciario ad hoc al fine di avviare una cooperazione tecnica e morale, oltra che meramente finanziaria. Il Fondo Fiduciario "Columba Fund" è finanziato da parte della Commissione europea e da 10 Stati Membri per un importo totale di 90 milioni di euro. Oltre al Columba Fund, anche la BEI ha previsto di impegnare 400 milioni di euro di prestiti, sostenendo le attività finanziate dal Columba Fund.

I primi progetti finanziati prevedono azioni a favore dello sviluppo agricolo sostenibile, migliorare la vita nelle aree minerarie ed altre azioni di risposta immediata per combattere le cause profonde del conflitto, come garantire l'accesso alle terre e la sicurezza della proprietà. Per il Movimento 5 Stelle il Columba Fund deve inoltre finanziare i progetti di protezione della popolazione "Desplazadas" e dare una risposta rapida alle popolazione delle zone remote, promuovendo la resilienza, la restituzione delle terre e uno sviluppo della politica pubblica. In Colombia la pace è possibile, ma sarà possibile assicurarla solo se tutti le parti interessate avranno la coscienza e prenderanno la decisione di lottare per raggiungerla. Pace, non per una parte della Colombia. Pace per tutti i colombiani!"


di Fabio Massimo Castaldo

"Chiedo perdono per le vittime che questa guerra ha causato. Con queste parole di scuse del guerrigliero Rodrigo Londono, uno dei leader di un gruppo che ha tenuto in scacco la Colombia per decenni, si mette la parola fine alla guerra civile che ha insanguinato il Paese. La Colombia "vede" la pace. Non si tratta ancora di una certezza, eppure le prospettive sembrano incoraggianti. Se, come anticipano i sondaggi, con il referendum di domenica prossima il popolo confermerà gli accordi firmati lunedì scorso a Cartagena, il conflitto iniziato nel 1964 potrebbe finalmente volgere al termine.
 
I negoziati si erano formalmente aperti nel 2012, preceduti da due anni di colloqui riservati: segno della laboriosità delle trattative e della posta in gioco certamente alta per il futuro della Colombia. L'atto della firma dell'accordo è stato reso solenne dalla presenza di capi di Stato e ministri degli Esteri. Tra loro, anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che ha affermato: "E' un onore essere presente nel momento in cui un popolo ha deciso di cominciare a sanare le sue ferite".
 
In questo clima di pacificazione e speranza spicca la dichiarazione di uno dei maggiori artefici di questo risultato, il presidente colombiano Santos: "La firma rappresenta semplicemente la fine del conflitto. Poi inizia il lavoro difficile: la ricostruzione del paese". In effetti, nonostante il vantaggio del sì, l'esito del referendum non è scontato e le incognite del dopo accordo rimangono molte. Comprensibilmente, non tutti sono disposti a perdonare le azioni di un gruppo armato che ha per anni tenuto in ostaggio gran parte del Paese. Una parte dei cittadini rimane diffidente rispetto alla prospettiva di trasformazione delle FARC in un partito politico, che si presenterà alle prossime elezioni del 2018, oltretutto con la garanzia (ottenuta attraverso negoziati con il governo di Bogotà) di 10 posti in parlamento nelle prossime due legislature. E ancora: come avverrà il disarmo dei 6.000 miliziani ancora combattenti, e chi garantirà che questo processo si svolga in modo ordinato e rapido? Domande che rimangono al momento senza risposta.
 
Riguardo alle FARC, è bene ricordare di quale fenomeno stiamo parlando. Spinti in origine dall'ideologia rivoluzionaria marxista-leninista, i guerriglieri delle FARC si sono sostenuti ampiamente, nel corso degli anni, attraverso sequestri e narcotraffico (si stima che la guerriglia controlli circa il 60% del commercio di cocaina del Paese. Cinquanta anni di scontri non hanno certo giovato complessivamente all'economia né allo sviluppo del Paese. Stanchi delle innumerevoli vittime di una rivoluzione ormai impossibile, i colombiani si sono affidati a Santos, già ministro della Difesa nel governo Uribe. Santos è stato eletto presidente nel 2014 con un programma chiaro: ottenere il disarmo, negoziare la pace. "Non c'è un piano B", ha detto subito la firma dell'accordo.
 
Sono convinto che sia dovere di tutti sostenere la pace, dentro e fuori dai confini della Colombia. Starà innanzitutto al governo di Bogotà e ai guerriglieri delle FARC mostrare di tener fede alle promesse, auspicabilmente con l'aiuto della comunità internazionale e all'Unione europea. Il processo di ricostruzione del Paese non sarà certo breve, forse neppure lineare. Ma per la prima volta in oltre mezzo secolo abbiamo un punto da cui partire".

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