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Un altro scandalo fiscale si abbatte sulla Commissione europea. Dopo il caso LuxLeaks che vede Jean-Claude Juncker sul banco degli imputati (e dopo l'incarico da presidente non esecutivo di Goldman Sachs dell'ex presidente José Manuel Barroso), arriva la notizia che l'ex commissaria europea, Neelie Kross - ex vicepresidente della Commissione stessa -, è stata amministratrice della società "Mint Holdings Limited", con sede alle Bahamas dal 4 luglio 2000 al primo ottobre 2009. Proprio durante il suo mandato nelle istituzioni europee. La nuova inchiesta giornalistica sui paradisi fiscali e i conti offshore è legata all'International Consortium of Investigative Journalists (Icij), lo stesso che meno di sei mesi fa fece scoppiare lo scandalo dei Panama Papers. Ovvero quei famosi dossier di cui tutti sapevano tutto, come già ci confessò il whistleblower Hervé Falciani.

Il caso di Neelie Kross dimostra tutta l'inadeguatezza non solo degli ex dirigenti della Commissione europea, ma anche e soprattutto di quelli attuali. Le domande sono semplici e banali: come poteva l'ex commissaria impegnarsi per il rispetto delle regole fiscali se era presidente di una società con sede in un paradiso off-shore? Allo stesso modo, come può il presidente Jean-Claude Juncker rivelarsi un paladino di questa battaglia se fino a qualche anno fa ha gestito il più grande paradiso fiscale della UE, il Lussemburgo? Il Movimento 5 Stelle in Europa ha risposto a questi quesiti presentando una mozione di sfiducia all'attuale esecutivo. Iniziativa bocciata dai grandi gruppi tra le cui fila siedono il Partito Democratico e Forza Italia.

L'Unione Europea è bloccata all'interno di questo paradosso da ormai troppi anni. Quello che manca, ad oggi, è la volontà politica di andare a recuperare una situazione ormai divenuta tragicomica. Mentre le PMI ed i consumatori italiani e di mezza Europa vengono tartassati, le gigantesche aziende eludono il fisco nei paradisi fiscali europei, come il Lussemburgo e Olanda, con il beneplacito dei Governi nazionali. I grandi evasori riciclano denaro in luoghi offshore, magari aiutati da qualche banchiere disonesto. Nessuno ha il reale interesse a far saltare il sistema visto che banche, politici, crimine organizzato e uomini potenti di tutto il mondo hanno immensi depositi in questa struttura marcia.

Il caso di Apple, seppur legittimo, è la classica punta dell'iceberg. Basta transitare in qualsiasi via del Lussemburgo per rendersi conto di ciò di cui stiamo parlando. In quel "paese dei balocchi" esistono centinaia di palazzine che hanno come unico scopo quello d'incentivare la diffusione del prodotto tipico locale: la società anonima. È inaccettabile.

Il commento di Marco Valli, portavoce M5S al Parlamento europeo: "È l'ennesimo scandalo annunciato. Siamo di fronte ad una piaga sistemica e più alla luce del sole di quello che si pensi. Anche questa volta ci sono i soliti nomi di politici, banchieri e molti uomini potenti di tutti i settori.

L'interesse economico è gigantesco, tanto da condizionare e rallentare l'azione politica. I giornalisti fanno un lavoro egregio tenendo alta l'attenzione mediatica. Ma per sconfiggere questa piaga serve un grande sforzo politico internazionale, che sia però credibile e quindi non capitanato da persone che han governato ed incentivato condotte immorali per un ventennio, come il primo ministro del Lussemburgo e ora presidente della Commissione europea Juncker".

Video archivio. Hercé Falciani ci parla dei Panama Papers:

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