Lobby: senza trasparenza l'UE non può funzionare

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L'Unione Europea sta sprecando l'ennesima occasione per avvicinarsi ai cittadini, assicurando una maggiore trasparenza dell'operato delle sue istituzioni ed una disciplina seria delle attività lobbistiche. A Bruxelles esiste una città nella città composta da almeno 30mila lobbisti. Nella "capitale" europea ci sono le sedi di almeno cinquecento multinazionali ed oltre mille uffici specializzati nell'influenzare le decisioni del Consiglio, degli eurodeputati, dei commissari e della macchina europea in generale. La trasparenza è uno dei principi fondanti del Movimento 5 Stelle e rappresenta la stella polare dell'azione dei suoi portavoce anche a livello europeo. Per questa ragione, la nuova proposta della Commissione in merito all'istituzione di un registro di trasparenza non può che definirsi priva di ambizione e reale volontà di cambiamento. Ci si è infatti limitati a fotografare e legalizzare una situazione ampiamente "border line", che con i recenti scandali sui conflitti d'interesse (che il Movimento 5 Stelle ha denunciato in plenaria) ha dimostrato di essere totalmente fuori controllo.

Si poteva e doveva fare di più: il famoso registro al quale i lobbisti dovrebbero iscriversi non può essere un semplice accordo inter-istituzionale (cioè una sorta di contratto tra Commissione, Parlamento e Consiglio), come quello tutt'oggi vigente. Solo un atto avente forza di legge obbligherebbe i lobbisti, che vogliono interagire con le istituzioni europee, a fornire informazioni veritiere e corrette. Così, invece, tutto è rimesso alla loro buona volontà: è inaccettabile. Esistono poi alcune attività non coperte da alcuna richiesta di trasparenza: un esempio sono quelle svolte dagli studi legali. Perché a Bruxelles sempre più avvocati fanno attività di lobby per conto della multinazionale di turno; in questo modo quest'ultima può liberamente muovere all'interno delle istituzioni un professionista fuori da ogni regola di trasparenza. E il passe-partout è sempre lo stesso: segreto professionale.

Ma non finisce certo qui. Nell'attuale proposta dell'esecutivo di Juncker - un nome, un programma - ci sono altre vistose lacune, come quella di non prevedere alcun obbligo d'iscrizione per le autorità pubbliche e le ambasciate dei Paesi terzi, extra-UE. Ed il collegamento al segretissimo TTIP è a dir poco implicito. Un'altra mancanza riguarda le rappresentanze permanenti degli Stati membri, anch'esse escluse dal registro. Per non parlare poi di tutta la corrispondenza telematica: l'UE, infatti, pubblica (giustamente) tutti i contatti degli eurodeputati sul sito web del Parlamento europeo. Senza però un obbligo di trasparenza sui contatti intercorsi o una lista di mail verificate, per il lobbista diventa un gioco da ragazzi muovere sul suo personale scacchiere intere liste di voto. Gli basta inviare alla persona giusta una mail con i vari emendamenti da promuovere, bocciare o su cui astenersi.

Tutto ciò rappresenta la norma, si tratta di pratiche che quotidianamente si ripetono. Per il Movimento 5 Stelle le istituzioni pubbliche devono essere trasparenti; palazzi di vetro dove i cittadini controllano l'operato dei loro rappresentanti. Serve un cambio radicale di paradigma. I politici europei devono smettere di rispondere alle sole lobby perché quest'atteggiamento sta rovinando il progetto europeo, lo sta mangiando dall'interno. I manovratori di questa Unione, burattini e burattinai, abbiano il coraggio di uscire allo scoperto, prima che i cittadini li vadano a prendere di persona.

La portavoce Isabella Adinolfi in seduta plenaria a Strasburgo:

Guarda il documentario "The Brussels Business", i lobbisti che inceppano la macchina dell'Europa:

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