#AssangeLibero

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Lo scorso marzo ci siamo fatti promotori dell'unica iniziativa italiana sul caso Assange. La lettera dei portavoce nazionali ed europei si è unita all'appello internazionale di cinquecento personalità, associazioni per i diritti umani, intellettuali e movimenti politici, che hanno chiesto a Svezia e Regno Unito di rispettare la decisione dell'Onu. In questa "sentenza" si chiedeva di porre fine alla detenzione del fondatore di WikiLeaks, su cui pende un mandato di arresto europeo. Solo per fare qualche esempio, grazie ad Assange oggi siamo in grado di sapere cos'è il TISA, il gemello del TTIP che vorrebbe liberalizzare anche i servizi finanziari. Sappiamo anche che l'operazione europea in Libia aveva l'obiettivo di colpire gli scafisti per fermare l'esodo, non dunque un'operazione di polizia per salvare i migranti. E così via...

Sono stato trattenuto illegalmente nel Regno Unito per 6 anni, le Nazioni Unite hanno dichiarato l'illegalità della mia detenzione, il contesto è ancora quello del tentativo di azione giudiziaria nei miei confronti e nei confronti di WikiLeaks in quanto organizzazione, che ha già portato una giovane, Chelsea Manning, in prigione, condannata a 35 anni [...]. Mi trovo in una situazione inconsueta, molto difficile, ma da qui posso provare a continuare il mio lavoro su temi che ritengo importanti, e quello che sta succedendo in Italia, dove si sta squarciando il velo delle bugie della stampa tradizionale corrotta, mi dà molto coraggio.

Come ho già detto, ho studiato a lungo la guerra e le morti che ne derivano, abbiamo pubblicato oltre 3 milioni di documenti sulla guerra e sono giunto alla conclusione che in un democrazia le guerre scoppiano a causa delle bugie. Se si guarda alla storia della democrazia, dal Vietnam e risalendo addirittura agli attacchi contro la Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale, le guerre sono il risultato di bugie e le bugie sono spinte dalla stampa mainstream, pertanto dobbiamo chiederci di quanti morti, in media, sia responsabile ogni giornalista che non svolge il proprio lavoro. Non sono così tanti i giornalisti, ciascuno di essi è responsabile, in media, di almeno 10 morti, pertanto quello del giornalista è un mestiere molto serio e la nostra società si basa proprio sul trasferimento di informazioni da una persona all'altra, pertanto se il sistema non funziona noi non possiamo vivere ed esprimerci al meglio.

Il nostro essere dipende dalle nostre conoscenze, non possiamo essere più di quello che conosciamo, possiamo pianificare solo sulla base di quello che siamo in grado di comprendere e la qualità del nostro agire è legata al coraggio che abbiamo, pertanto dobbiamo comprendere, dobbiamo vedere, comprendere e agire, e questa parte intermedia significa diffondere la conoscenza da una persona all'altra, squarciare i filtri dell'ignoranza.

Sono in questa ambasciata da quattro anni e mezzo, a Londra: sono venuto qui a richiedere asilo per quello che stava succedendo negli Stati Uniti e perché il Regno Unito non mi avrebbe permesso di allontanarmi. Sono australiano, ero in Gran Bretagna per lavorare con il Guardian sulla guerra in Afghanistan e sono rimasto bloccato a Londra. Sono venuto all'ambasciata per richiedere asilo e l'edificio è stato circondato dalla polizia, oltre 150 poliziotti, e questo assedio dura da quattro anni e mezzo. Il governo britannico ha ammesso di aver speso oltre 20 milioni di euro per questo assedio, una cifra superiore al budget che il Regno Unito destina ogni anno ai diritti umani.

L'intervista a Julian Assange:

La portavoce Tiziana Beghin incastra Matteo Renzi grazie alle rivelazioni di WikiLeaks:

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