Il Ceta e l'opacità della democrazia europea

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Dopo giorni di forti pressioni il Belgio ha capitolato. Il Parlamento vallone ha fatto dietrofront sul Ceta, il trattato di libero scambio fra Europa e Canada. Per far cambiare idea erano scesi in campo il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e i big della Commissione europea. Perché hanno ceduto? Che tipo di pressioni sono state esercitate sulla libertà di voto e di coscienza dei parlamentari valloni? I cittadini non lo possono sapere. In Europa tutto accade nella più grande opacità. Il documento non è ancora disponibile e non possiamo valutarlo, ma un dato è certo: il Parlamento europeo è stato completamente escluso. L'unica Istituzione eletta direttamente dai cittadini è stata totalmente tagliata fuori dal dibattito. Eppure il Ceta deciderà il futuro della democrazia (con il meccanismo Isds), deciderà quello che mangiamo (con gli OGM e la carne agli ormoni prodotti in Canada), deciderà il nuovo modello economico europeo (con le piccole e medie imprese che verranno schiacciate dalle grandi multinazionali).

VIDEO. Parla una deputata vallone che ha bocciato il Ceta. Questa intervista a Hélène Ryckmans, gruppo dei Verdi, è stata realizzata lo scorso 20 ottobre in occasione di una manifestazione a Bruxelles contro il Trattato Europa-Canada. Da allora che cosa è cambiato?




Sa che ci sono duemila comuni e milioni di cittadini europei che la stanno ringraziando?
Sì, non ne dubito, perché riceviamo moltissimi ringraziamenti. E in molti ci dicono di tenere duro, perché hanno firmato perché il loro Comune rimanesse fuori dal CETA e fuori dal TTIP.

Quindi è possibile salvaguardare la democrazia in Europa? È ancora possibile?
Sì, naturalmente, penso che tutto questo mostri come un lavoro coordinato tra politica, parlamentari e società civile possa cambiare le cose. È una grande vittoria della democrazia, sì.

Ma ci sono pressioni sul Parlamento vallone perché cambi idea? Che cosa succede adesso?
In effetti, si sono tenute numerose audizioni, incontri in cui la signora Malmström, le aziende, l'ambasciatore canadese e sono venuti tutti a spiegare le loro ragioni. Ma anche gli oppositori del CETA sono venuti a difendere la loro posizione. Abbiamo ascoltato "le due campane" e adesso riscontriamo più pressioni da parte della Commissione o degli altri governi del Belgio, che vorrebbero che firmassimo dicendo : "Abbiamo seguito tutto l'iter, adesso bisogna concludere". Noi, però, diciamo: "Abbiamo seguito l'iter di analisi del Trattato e adesso diciamo che non va bene: ci hanno chiesto il nostro parere e noi lo esprimiamo." Non possiamo dire che "perché abbiamo discusso per cinque anni e abbiamo concluso da due non abbiamo più niente da dire". Abbiamo detto a più riprese perché non eravamo d'accordo. Abbiamo elaborato il testo delle risoluzioni da oltre un anno in Parlamento, abbiamo votato, anch'io ho votato, ma il tutto è passato sotto silenzio; abbiamo votato la nostra risoluzione dicendo di no, rifiutando la delegazione di firma il 27 aprile 2015. E adesso che siamo arrivati al dunque, che le persone si incontrano, effettivamente, il governo vallone non ha l'autorizzazione, il nulla osta del Parlamento per firmare. E nel frattempo che cosa abbiamo fatto? In che modo la Commissione ha integrato le osservazioni? Abbiamo fatto qualche progresso sull'Isds ma la regola prevede che fino a che il trattato non è firmato tutto possa essere modificato, e per questo diciamo no alla firma, altrimenti dopo sarà troppo tardi.

Chi comanda oggi in Europa? I rappresentanti dei cittadini o dei Commissari non eletti?
Penso che in effetti i Commissari abbiano un peso eccessivo. Gli Stati hanno dato una delega alla Commissione per negoziare l'accordo commerciale, come prevede il Trattato di Lisbona, ma non si tratta esclusivamente di un trattato commerciale, o come diciamo anche noi, non si tratta solo di formaggio, vino e cioccolato. Ne va del modo di decidere sulla liberalizzazione dei servizi, sulla nostra regolamentazione e queste modalità decisionali attualmente danno troppo potere alle aziende, alle imprese e a nostro parere la Commissione non è abbastanza forte per difendere gli interessi dei cittadini rispetto a quelli delle lobby.

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