Il delirio di onnipotenza della Commissione europea

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(nella foto Jean-Claude Juncker e Pierre Moscovici)

Le recenti dichiarazioni del commissario agli affari economici Pierre Moscovici sono intollerabili. In un'intervista rilasciata all'agenzia economica Bloomberg a margine dei lavori del Fondo Monetario internazionale tenutosi a Washington, si è apertamente schierato a favore delle riforme del premier italiano Matteo Renzi. In un mondo normale, la Commissione europea dovrebbe spiegare in che modo i favoritismi espressi da un membro autorevole come il francese siano "collocabili" a livello istituzionale.

Con quale autorevolezza, con quale mandato e in nome di chi parla e agisce l'esecutivo europeo? Con quale coraggio Pierre Moscovici etichetta come "pericolosa" e "populista" la spinta al rinnovamento incarnata dal Movimento 5 Stelle in Italia? La Commissione europea soffre di un delirio di onnipotenza. Non gli è bastata la Brexit e non è servito l'esempio greco, messo a tacere a colpi di minacce e ultimatum da parte della Troika.

A quanto pare, i vari commissari europei prendono anche alla leggera i mostruosi conflitti d'interessi che quotidianamente generano e che stanno sbriciolando l'Europa dall'interno. Germania e Francia applicano le regole per gli altri, le interpretano quando sono loro al centro della scena. Lo ripetiamo da sempre: la prima dovrebbe essere sanzionata per il suo enorme surplus, la seconda per lo sforamento del deficit (un approfondimento qui). Tuttavia, come direbbe quel conflitto d'interessi ambulante di nome Jean-Claude Juncker, si sa: "la Francia è la Francia".

La Commissione europea dovrà rispondere delle sue dichiarazioni grazie ad un'interrogazione della portavoce Isabella Adinolfi. Si prenderanno tutto il tempo necessario, facciano con calma. Renderemo pubbliche su questo blog le loro giustificazioni. È tempo che i cittadini sappiano chi rema contro la democrazia in Europa.

Il testo dell'interrogazione:
Il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, in un'intervista rilasciata all'agenzia economica Bloomberg a margine dei lavori del Fondo Monetario internazionale tenutosi a Washington, si è apertamente schierato a favore delle riforme del premier italiano Matteo Renzi.

Il riferimento al referendum confermativo italiano sulla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi non è neppure tanto celato. Perciò, dichiarazioni del tipo, "sosteniamo gli sforzi di Renzi affinché sia un partner forte all'interno dell'Ue'" ed "ho fiducia che l'Italia se la caverà come sempre e risolverà i problemi con il nostro aiuto", rappresentano un'intollerabile ingerenza della Commissione europea nella vita democratica e politica di uno dei Paesi fondatori dell'Ue.

Per di più, la paventata esistenza di una "minaccia populista", il cui riferimento al MoVimento cinque stelle unica forza di opposizione e reale alternativa all'attuale governo appare scontato, è un attacco anti-democratico e demagogico verso una forza politica democraticamente eletta, che merita di essere censurato in maniera netta.

Alla luce di ciò, si chiede:

- sulla base di quale disposizione del Trattato la Commissione si ingerisce nella vita politica di uno Stato Membro cercando di influenzarne le scelte, visti gli articoli 2 e 3 TUE?

- nel caso specifico quale sia l'interesse generale dell'Unione che la Commissione deve promuovere ex art. 17 TUE?



- in che modo la Commissione intende porre rimedio a tali dichiarazioni?

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