renzi-europa-referendum.jpg


Che ruolo ha l'Unione Europea sulla partita del referendum italiano? Nessuno, vorremmo avere il piacere di dire. Ma non è così. La decisione di rimandare il giudizio sulla legge di stabilità inviando una letterina di chiarimenti, certifica il ruolo politico della Commissione e in generale dell'UE. Abbiamo osservato con attenzione il comportamento delle istituzioni comunitarie, in questo periodo così delicato per l'Italia. Le conclusioni sono ovvie ma non scontate: la manovra di Renzi e Padoan non è compatibile con l'attuale assetto europeo. A Bruxelles si sono accorti che la manovra è infarcita di mancette elettorali per traghettare il premier alla vittoria del "Sì" il 4 dicembre. La presunta disputa sullo 0,1% del rapporto deficit/PIL non riguarda né il terremoto, né in generale le spese una tantum. Il mancato cambio di marcia è stato già denunciato dall'ufficio parlamentare di Bilancio che ha bocciato i conti del Governo.

L'UE e il premier italiano si punzecchiano a vicenda senza mai scoccare il colpo decisivo. Devono mantenersi saldi sulle poltrone. Da un lato l'Unione Europea deve garantirsi un primo ministro costantemente ricattabile dai poteri forti, al servizio delle lobby e dalle attuali sacche di potere comunitario. Dall'altro, Renzi sta cercando di blindare il suo esecutivo per continuare a mantenere il nostro Paese scacco di un premier e di un'intera classe politica mai eletta dai cittadini.

L'esecutivo comunitario non deve in alcun modo interferire coi processi democratici degli Stati membri e nel caso specifico del referendum italiano: non deve schierarsi nè per il "Sì" nè per il "No". Ma risuonano ancora con pesantezza le parole di sostegno del commissario agli affari economici Pierre Moscovici, quando puntava sul sostegno a Renzi per combattere la minaccia populistica (voleva forse dire "per combattere il cambiamento?"). La Commissione segue con orgoglio le linee guida dettate dagli Stati membri del Nord Europa: l'applicazione di folli Trattati fondati sul nulla che impongono l'austerità, quei Trattati di cui la Germania è la maggiore, se non l'unica, beneficiaria. Quella Germania che accumula surplus commerciali insostenibili anno dopo anno.

Come il Governo italiano, anche la Commissione è fiera di non poter fare altrimenti: sono entrambi esecutivi imposti, seguono gli ordini e operano secondo uno schema lontano dall'interesse reale del cittadino. Si "autoeleggono" vicendevolmente anche al Parlamento europeo.

La mancata pubblicazione del giudizio sul bilancio italiano, riflette il paradosso che abbiamo denunciato fin dal nostro ingresso a Bruxelles: il conflitto d'interesse su cui è fondata l'UE. Lo slittamento è l'ultima carta che possono giocarsi per mantenere l'Italia - e l'Europa tutta - in questo stato "vegetativo". A controllare i conti proposti dai "leccaculo" del Governo italiano ci sono i rigoristi, i falchi e tutta la cricca che sta sbriciolando il Continente dall'interno. Anche per svitare uno solo dei bulloni della loro poltrona è giusto votare "NO" al referendum del 4 dicembre.

Guarda anche ...


Ultimi video

Titolo