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di Fabio Massimo Castaldo, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

Tutti gli eurodeputati del Pd (tranne l'astenuto Gasbarra) hanno votato a favore di un rapporto di iniziativa che propone di aumentare la spesa per la difesa negli Stati membri. I fondi per la prevenzione dei terremoti, per la scuola e gli ospedali non sono scorporati dal Patto di Stabilità, mentre adesso i soldi per acquistare munizioni e carri armati si devono trovare. Per il Pd tutti gli Stati europei devono investire almeno il 2% del proprio PIL in difesa. Per l'Italia si tratta di un incremento di 13 miliardi! Il Movimento 5 Stelle ha votato no a questa proposta: questi 13 miliardi vanno impiegati per garantire il reddito di cittadinanza a tutti i cittadini bisognosi.

Il voto del Parlamento europeo (369 voti a favore, 255 contrari e 70 astenuti) arriva alla vigilia della discussione del piano d'azione della difesa, messo a punto da Federica Mogherini. Prima paragonano la Russia all'Isis, adesso vogliono armare veri e propri battaglioni sotto bandiera Ue. Dove ci vogliono portare? La ciliegina sulla torta è la schiforma costituzionale che concede a una sola Camera la facoltà di dichiarare lo stato di guerra: prerogativa oggi concessa, invece, anche al Senato. #IoDicoNo anche perché voglio regalare ai miei figli un futuro di pace.


di Fabio Massimo Castaldo

"L'Europa persevera nei propri errori. Anziché impegnarsi in un serio progetto politico che rilanci la democrazia diretta e tolga la parola austerità da ogni Trattato, le Istituzioni europee lavorano a una politica della difesa che privilegia gli interessi di alcuni Stati membri, soprattutto in ottica antirussa. Il Parlamento europeo ha approvato due rapporti che imprimono una forte accelerazione a questo progetto e spianano la strada al futuro esercito europeo, con contorni vaghi quanto preoccupanti. Il primo è il rapporto Paet sull'Unione europea della difesa che propone di aumentare la spesa per la difesa negli Stati membri e assicurare che l'industria bellica europea resti competitiva a livello globale. L'obiettivo dichiarato non è tanto quello di realizzare risparmi ed economie di scala, come vorremmo noi: al contrario si punta a fornire ulteriori risorse finanziarie per assicurare la politica di difesa comune e, contestualmente, si chiede di coinvolgere i produttori di armi per sviluppare un'industria europea dei droni. Il rapporto Pascu sulla "politica europea di difesa e sicurezza" fa i calcoli di quanto dovrebbe costare tutto questo: c'è la richiesta agli Stati Membri di investire almeno il 2% del PIL in difesa, proprio come ha chiesto la NATO al vertice di Varsavia. Nel 2014 il PIL di tutti gli Stati europei era di 13.920 miliardi di euro. Il Parlamento europeo chiede, dunque, di investire in difesa almeno 278 miliardi. Per l'Italia significherebbe oltre 13 miliardi di incremento, una assicurazione per la vita di armatori e industria bellica. Con questi fondi vorrebbero coprire il dispiegamento di battaglioni di risposta rapida dove e quando necessario, soprattutto alle frontiere orientali. Pensano di fare guerra alla Russia? Di sicuro alimentano tensioni politiche che sarà sempre più difficile sanare.

Con questo voto, il Parlamento europeo chiede inoltre la creazione di un quartier generale europeo civile/militare per le missioni internazionali, mischiando due ambiti che dovrebbero rimanere ben separati, e chiede di equipaggiare forze militari nei Paesi terzi, cosa oggi vietata dai regolamenti europei. Se così fosse sarebbe l'ennesima dimostrazione della miopia politica di questi dirigenti europei maestri nel boicottare gli interessi dei loro cittadini. La concomitante presentazione del piano d'azione di difesa - messo a punto dalla Mogherini - dimostra che c'è un disegno ben preciso: trasformare l'Europa in una unione militare. Il Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre ha all'ordine del giorno proprio il varo di questo piano. I nodi da sciogliere, però, rimangono. Chi deciderà quali saranno le aree di crisi su cui impiegare le forze militari? Chi stabilirà le regole di ingaggio e le finalità degli interventi? Chi svolgerà il controllo politico sulle scelte e sulle responsabilità di comandanti e generali? Il rischio di deficit democratico è forte, così come quello di paralisi politica. Per queste ragioni il Movimento 5 Stelle ha votato no a entrambi i rapporti e continuerà in futuro a dare battaglia contro questa pericolosa escalation".

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