Olio di palma, al Parlamento europeo inizia la battaglia

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L'olio di palma è insostenibile e fa male alla salute, chi ancora mette in dubbio questi due fatti è semplicemente in malafede. Le coltivazioni, o meglio le immense distese di palme da olio impiantate in Malesia e Indonesia (spesso a seguito d'incendi), hanno privato il mondo di buona parte del suo polmone verde. In quelle terre cresce il 90% della produzione mondiale, e per chi ancora pensa che il surriscaldamento globale sia una bufala da complottisti, invitiamo a guardare il documentario "Before the flood" (qui disponibile in streaming). Il problema riguarda soprattutto l'Italia, in quanto il nostro paese è, assieme ad Olanda e Spagna, il maggiore importatore al mondo.

La questione salute è altrettanto allarmante: la discussa EFSA ha pubblicato un dossier relativo ad alcune sostanze che si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare durante le raffinazioni degli olii vegetali ad alte temperature e in particolare dell'olio di palma. Si legge che: "I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell'olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d'età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d'età". E ancora: "Trattamenti cronici con glicidolo aumentano l'incidenza di tumori in diversi tessuti di ratti e topi, probabilmente attraverso un meccanismo genotossico".

Ai mostruosi interessi delle multinazionali (Ferrero, Nestlé, Unilever, Unigrà) si contrappongono evidenze scientifiche che non possono più essere nascoste. Nemmeno dalle bucoliche e costosissime pubblicità dove si propaganda l'olio di palma come sostenibile, innocuo ed elemento "da tradizione" (per intenderci, l'ultimo spot sulla Nutella).

Il Movimento 5 Stelle a Bruxelles ha una grande occasione. La commissione commercio internazionale invierà nei prossimi giorni il suo parere alla commissione ambiente, il tema sarà la posizione del Parlamento europeo in merito a questa annosa vicenda. È il primo step della battaglia, lo stesso parere verrà poi valutato dalla commissione ENVI e passerà infine alla plenaria di Strasburgo per il voto definitivo.

I punti del Movimento 5 Stelle in commissione INTA:
- etichetta obbligatoria per tutti i prodotti contenenti olio di palma (oggi è solo volontario da parte dei produttori);
- l'olio di palma riguarda il 40% dell'intero commercio mondiale di oli vegetali. L'UE, con circa 7 milioni di tonnellate all'anno, è il secondo più grande importatore. Si invita la Commissione europea a ridurre la quantità di olio di palma importato da paesi terzi, mediante l'applicazione di diversi schemi di dazi doganali, e solo per i prodotti di palme da olio certificati sostenibili;
- l'accordo UE-Indonesia di libero scambio non deve riguardare l'olio di palma;
- sottolinea che la politica commerciale basata sui valori può contribuire a migliorare la situazione. Serve una corretta certificazione e tracciabilità che confermi come la provenienza dell'olio di palma non danneggi l'ambiente;
- garantire un equo accesso anche alle PMI per i certificati RSPO, che ad oggi sono troppo costosi e ad appannaggio solo delle multinazionali;
- invita gli Stati membri e la Commissione a vietare l'importazione nell'UE di biodiesel derivato da olio di palma e di prendere in considerazione un sistema di etichettatura obbligatoria per gli ingredienti di biodiesel e le loro origini;
- sottolinea che l'Indonesia deve rispettare gli accordi internazionali FLEGT e quindi non può deforestare per incentivare la coltivazione dell'olio di palma.

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