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Vi ricordate dell'iniziativa "Stop Vivisection"? Oltre un milione di cittadini provenienti da almeno un quarto degli Stati membri ha firmato questa speciale petizione. Si è arrivati al traguardo che legittima l'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) e che ha il compito di indirizzare la Commissione europea a legiferare su un dato argomento. Come si sarà comportato l'esecutivo comunitario dinanzi a una mobilitazione pubblica di tale portata? Non ha fatto praticamente nulla di quanto richiesto. L'iniziativa "Stop Vivisection" aveva l'obiettivo di stimolare il dibattito sull'evidenza scientifica che non esistono specie animale che possano essere modello biologico per un'altra specie. Lo testimoniano testi importanti e numerose statistiche di cui vi abbiamo già parlato qui.

L'attuale stato della salute umana è dunque imputabile non solo alla crescente diffusione delle sostanze chimiche (300 di esse si ritrovano nel corpo umano) ma anche all'impossibilità di valutarne e controllarne gli effetti, dovuta all'uso predominante dei test su animali. Il "modello animale" produce danno su tutti i fronti: nella ricerca biomedica destinata alla cura delle malattie e nella ricerca tossicologica, destinata alla prevenzione delle stesse. In entrambi i casi essa moltiplica il danno prodotto dalle sostanze chimiche e intralcia lo sviluppo dei metodi scientifici, basati su prove di evidenza. Molti metodi innovativi sono già disponibili, ma vengono per lo più ignorati.

Ecco perché il Movimento 5 Stelle, assieme a "Stop Vivisection", ha voluto organizzare al Parlamento europeo una contro-conferenza parallela a quella tenuta dalla Commissione europea lo stesso giorno. Vi riportiamo le principali testimonianze.

André Menache, scienziato del comitato "Stop Vivisection":

Gianni Tamino, scienziato del comitato "Stop Vivisection":

Candida Nastrucci, presidente di TheAlternatives:

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