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C'è un disegno perverso in atto, che sta spingendo il sistema bancario italiano verso il fallimento e di conseguenza il nostro Paese. Il fine di questo disegno - che potrebbe compiersi tra il 2017 e il 2019 - è obbligarci a svendere rapidamente l'Italia e la nostra poca sovranità rimasta. La BCE e i regolatori internazionali stanno mettendo la lente d'ingrandimento sul settore del credito dimenticandosi totalmente del rischio che rappresenta la finanza speculativa e i tanti prodotti difficilmente quantificabili, come i derivati, di cui sono piene le banche tossiche (sopratutto quelle del nord Europa).

Nei prossimi anni diverse banche italiane non supereranno gli stress test BCE e saranno costrette a ricapitalizzazioni e salvataggi insostenibili. La colpa è come al solito di chi ci ha rappresentato come forza di Governo, principalmente il PD. Gli esperti democratici hanno spinto ciecamente l'Italia non solo nell'Euro, ma anche nell'Unione Bancaria Europea, portandoci verso una sorta di scacco matto bancario.

La classe dirigente peggiore della storia, oltre al tristemente celebre bail-in, ha anche permesso l'entrata in funzione del meccanismo di vigilanza unico, il "Single Supervisory Mechanism" o SSM. Quest'ultimo è un comitato interno alla BCE di Mario Draghi, che ha il compito di ispezionare le banche europee per stilare una pagella dei buoni e dei cattivi, quindi di chi dovrà pagare a ogni costo e di chi invece si sarà salvato. Peccato che questa sorta di valutazioni sulla salute degli istituti di credito non coinvolga anche i cosiddetti "asset di livello 3", ovvero i titoli opachi (derivati), dei quali non si sa bene il valore, perché le banche si valutano autonomamente, e quest'ultimo incide in maniera significativa sul patrimonio degli istituti di credito del Nord Europa.

Cosa vuol dire? Che i titoli tossici, quelli che causano problemi di rischio sistemico all'economia internazionale, non verrano presi in considerazione nel corso di questi "controlli". Il loro ammontare è enorme: si stima che le banche tedesche abbiano in pancia questa spazzatura per il 41% del patrimonio netto tangibile, quelle svizzere per il 35,3%, quelle nord europee per il 24,4%. In Italia non si va oltre il 9%. In altre parole, con le attuali regole, il nostro sistema bancario rischia di andare in un default pilotato, in quanto ad essere analizzato è soltanto il rischio del credito (dovuto alla malapolitica che nel corso degli anni ha spolpato MPS, per fare un esempio) e non i titoli finanziari tossici.

Inoltre, a gennaio 2016, il Parlamento Europeo ha votato il Report Balz. Il testo votato comprende due paragrafi interessanti che PD, Forza Italia e NCD, con tutta probabilità, non hanno nemmeno letto. Nella prima parte si inneggia alla bontà del bail-in, nella seconda parte si prende atto del contributo del Comitato di Basilea per ridurre l'esposizione bancaria al debito sovrano. Nel paragrafo 24 si è ancora più espliciti: l'Unione Bancaria deve affrontare le interdipendenze tra rischio sovrano e rischio bancario e ridurre i rischi attraverso un'azione congiunta. Avete capito? Vogliono che i titoli di stato non siano più considerati risk-free, cioè a rischio zero. L'impatto sulle banche italiane di un simile provvedimento sarebbe disastroso. I nostri istituti, secondo i dati Banca d'Italia di novembre, hanno in pancia più di 400 miliardi di euro di titoli di stato. Non considerarli più risk-free equivale ad aprire voragini nei bilanci, perché i titoli a rischio zero hanno un coefficiente di ponderazione zero (secondo approccio RWA, cioè Risk-Weighted-Asset) e non richiedono assorbimento di capitale. In soldoni: se detengo titoli di stato a bilancio, non devo accantonare riserve patrimoniali.

Sotto analisi saranno dunque 68 banche europee. Nei prossimi mesi, dopo le verifiche iniziali avviate nelle scorse settimane, saranno passati al setaccio i modelli avanzati relativi a tre rischi: credito, mercato e controparte. Sul fronte del "credit risk" ad essere revisionati saranno i portafogli di 66 banche relativi al retail (e quindi prestiti e mutui) e alle Piccole e medie imprese (Sme). Riconoscendo i problemi bancari del Bel Paese, con i partiti che hanno utilizzato alcuni istituti di credito come bancomat per i loro interessi, il Movimento 5 Stelle non accetta che l'Italia subisca l'ennesima valutazione ingiusta. Specialmente perché il rischio sistemico è - come tutti ben sanno - rappresentato dai titoli tossici in pancia a banche straniere.

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