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di Piernicola Pedicini, EDFF - Movimento 5 Stelle Europa

Mentre Renzi ha avuto la faccia tosta di volare in California per andare ad affermare che la questione ambientale, legata alla sostenibilità e alla green economy, è sempre più centrale nel mondo e che durante i suoi mille giorni di governo avrebbe fatto molto per questo settore, in Basilicata si sta assistendo ad un allarme ambientale senza precedenti provocato dalle estrazioni petrolifere che l'Eni dal 1998 sta effettuando in un'area denominata Val d'Agri. Nella diga del Pertusillo che assicura acqua potabile a circa quattro milioni di cittadini della Puglia, Calabria e Basilicata, e che si trova a valle degli impianti petroliferi, da tre giorni sono apparse delle enormi macchie scure che secondo i primi accertamenti potrebbero essere state provocate da una fuoriuscita di petrolio dagli impianti circostanti. L'allarme è totale e, nonostante i silenzi dell'Eni e della Regione Basilicata, la magistratura ha aperto un fascicolo e l'Arpa lucana ha fatto i primi prelievi per capire l'entità del disastro.

Ad ogni modo, dopo l'inchiesta Trivellopoli di un anno fa che ha portato a processo 59 persone, tra politici, tecnici e funzionari, e 10 società tra cui l'Eni, coinvolte nell'inchiesta sulle trivelle in Basilicata per reati che vanno dal traffico illecito di rifiuti, al peculato, corruzione e concussione, il petrolio lucano torna al centro dell'attenzione e le scelte scellerate del governo Renzi fanno sentire i danni che hanno provocato. Ricordiamo, che l'inchiesta Trivellopoli portò anche alle dimissioni del ministro Federica Guidi. Tuttavia, le azioni del governo Renzi, che sono passate dal boicottaggio del referendum sulle trivelle di aprile 2016 al varo della legge Sblocca Italia che avoca al Governo nazionale tutte le competenze in materia di rilascio delle concessioni petrolifere, stanno segnando pesantemente il futuro di un'area della Basilicata ricca di acqua, verde e agricoltura di qualità.

È anche bene ricordare che a livello comunitario ogni cittadino europeo paga 600 Euro l'anno per finanziare l'energia fossile. Soldi che si trovano efficacemente sepolti a pagina 12 del secondo allegato della comunicazione "Energia pulita per tutti" dello scorso dicembre. I sussidi inefficienti al fossile sono citati nel testo principale, ma come penultimo argomento del penultimo paragrafo: ci riferiamo ai dati del Fondo Monetario Internazionale sugli aiuti diretti e indiretti provenienti dalla UE, e quindi da 500 milioni di cittadini. La cifra totale parla di 300 miliardi di Euro solo nel 2015. Un vero e proprio scandalo. L'energia fossile - sporca e letale climaticamente, sanitariamente, geopoliticamente - non deve essere sovvenzionata più di quella pulita.

Per queste ragioni ho deciso di presentare un'altra interrogazione urgente alla Commissione UE per denunciare la presenza di petrolio nel lago del Pertusillo. Si tratta di un disastro enorme che temevo potesse accadere ed è successo. L'allarme lo avevo lanciato più volte e con tutti i mezzi, ma la Regione Basilicata, il governo italiano e la UE hanno sempre ignorato le denunce presentate. È la quinta interrogazione che ho inoltrato in due anni, oltre ad aver fatto numerosi interventi in commissione ENVI Ambiente e Sanità del Parlamento europeo. Lo "Sblocca Italia" voluto dal governo Renzi, infatti, mira ad aumentare in modo spropositato lo sfruttamento degli idrocarburi nel sottosuolo italiano, contribuendo alle cause che alimentano i rischi di disastri ambientali che in questi giorni si mostrano palesemente ai nostri occhi.

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