Draghi finanzia l'industria fossile

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L'Unione Europea si è impegnata a combattere il riscaldamento globale, favorendo al contempo la transizione verso un'economia sostenibile e circolare. Peccato che non avesse fatto i conti con la "sua" banca centrale, la BCE; quest'ultima, infatti, finanzia proprio le industrie che maggiormente hanno contribuito e continuano ad aggravare (ed accelerare) il cambiamento climatico in atto.

Ci riferiamo a finanziamenti a pioggia versati ai soliti noti: corporation del petrolio, del gas, delle industrie automobilistiche e dei pestici. Ma come può Mario Draghi irrorare di Euro questi signori del nulla? Semplice, attraverso il "Corporate Securities Purchasing Programme" (CSPP), ossia un programma di acquisto dei "corporate bond" delle multinazionali. In altre parole, si tratta di prestiti ultra agevolati a lungo termine erogati a chi, usando un eufemismo, non ne ha davvero bisogno.

Entro settembre 2017, secondo le previsioni, la BCE dovrebbe comprare 125 miliardi di Euro di questi "titoli". Fino ad ora ne ha già spesi ben 46 miliardi. Una montagna di soldi che avrebbero dovuto essere utilizzati in altro modo, è uno schiaffo in faccia alla lotta contro i cambiamenti climatici. Oltre che un insulto verso chi oggi fatica nel trovare via d'accesso al credito, come le PMI italiane.

Per questi motivi la portavoce Rosa D'Amato ha deciso d'inviare un'interrogazione diretta alla BCE per chiedere le ragioni di questi folli investimenti a favore dell'industria del fossile. Un settore che invece di essere progressivamente abbandonato, continua a ricevere laute mance. Attenderemo con ansia la risposta del governatore.

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