HSBC e olio di palma, chi ha sbagliato deve pagare

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I portavoce M5S di Camera, Senato e Parlamento europeo

Per anni la banca HSBC ha finanziato con miliardi di dollari società indonesiane per produrre olio di palma, facendosi complice di uno dei disastri umani e ambientali più importanti degli ultimi decenni. Il report "Dirty Bankers" pubblicato da Greenpeace International, in cui si denuncia la drammatica situazione in cui versano i Paesi maggiori esportatori di olio di palma, è soltanto l'ennesima prova della gravità del danno operato dalle multinazionali nei confronti di un bene di noi tutti.

L'industria legata all'olio di palma ha messo in ginocchio intere nazioni, basti pensare al recentissimo studio dell'università di Cambridge che ha stimato 100 mila morti premature nella sola Indonesia dovute ai fumi degli incendi appiccati principalmente per lasciare spazio alle piantagioni di palma. Ha distrutto milioni di ettari di foreste pluviali (l'equivalente di 300 campi da calcio di foresta pluviale viene distrutto ogni ora), sterminato specie animali, defraudato popolazioni locali delle loro terre, inquinato, avvelenato e saccheggiato terre fino a pochi decenni fa rigogliose e ospitali.

Oggi, che lo scandalo legato a questa sostanza è finito sotto i riflettori e che sempre più consumatori hanno iniziato ad aprire gli occhi, anche il gruppo bancario britannico ha dovuto riformulare i propri investimenti arrivando a prendere addirittura un impegno pubblico in favore della salvaguardia delle foreste pluviali. Da subito? Ma certo che no! La HSBC assicurerà il proprio impegno contro deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento di lavoratori e comunità locali dal 2018. Un impegno che rappresenta certamente un primo passo ma che non è certamente sufficiente.

Dopo decenni di deforestazione incontrollata, razzie, violazione dei diritti e incalcolabili crimini contro l'umanità e contro il nostro pianeta, ora che qualche ONG punta il dito, ora che qualcuno inizia a far chiarezza su questa faccenda, lobby, banche e multinazionali legate all'industria dell'olio di palma provano a cancellare il danno fatto con un semplice colpo di spugna. "D'ora in poi saremo un po' più bravi", assicurano. Come se non fosse successo nulla. Chi paga per il danno fatto, chi risarcisce vite, foreste, animali, chi restituisce a interi popoli il dovuto? Chi si impegna a ridare dignità a quei luoghi e a quelle persone e a tutelare quel poco che resta? A quanto pare - ad oggi - nessuno.

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