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di Laura Ferrara, EFDD - Movimento 5 Stelle Europa

"Il terrorismo che oggi combattiamo agisce con modalità operative, comunicative e di finanziamento inedite. Esso rappresenta una minaccia interna che si manifesta attraverso attori singoli e gruppi che con facilità si muovono tra i confini degli Stati membri. Pensare di poterlo sconfiggere con le sole politiche nazionali è illusorio. Nell'intento di dare una risposta europea ad un fenomeno transnazionale e a un pericolo imminente, abbiamo cercato di conciliare l'esigenza di rafforzare le misure di contrasto al terrorismo con la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali.

Da un lato, abbiamo chiesto, dunque, maggiore collaborazione tra Stati membri, certi che un migliore scambio di informazioni e una cooperazione obbligatoria tra autorità giudiziarie rappresentino un'efficace misura di contrasto alle attività dei gruppi terroristici.
Dall'altro lato, come m5s, abbiamo presentato degli emendamenti volti a definire meglio le fattispecie di reato tenendo fermo, ad esempio, il basilare principio di materialità, rispettando la locuzione latina "cogitationis poenam nemo patitur".

Abbiamo difeso la libertà di espressione su internet e sui social media, chiedendo che ogni intervento repressivo sulla rete debba essere soggetto al controllo dell'autorità giudiziaria. L'equilibrio tra libertà e sicurezza, di eterna discussione, è dunque basilare per lo stato di diritto: la lotta al terrorismo e, in generale, la tutela della sicurezza non devono mai rappresentare il grimaldello per limitare o, peggio ancora, reprimere diritti fondamentali, ma devono essere sempre funzionali alla tutela dei diritti e delle libertà individuali.

Come evidenziato poi nella relazione sulla lotta alla criminalità organizzata di cui sono stata relatrice, è necessario infine il completamento del quadro giuridico europeo con un approccio globale, affrontando dunque anche le strette e preoccupanti interconnessioni tra terrorismo e criminalità organizzata, che spesso collaborano o si fondono per trarre reciproci vantaggi, specie di natura economica. Altro punto importante che abbiamo discusso nella plenaria del Parlamento europeo è la modifica del Codice Frontiere Schengen che dovrebbe essere finalizzato ad agevolare l'individuazione di chi rappresenta una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna dell'Unione Europea. Una di quelle più difficili da identificare è rappresentata dai flussi dei foreign fighters.

A tal fine, alle frontiere esterne dell'UE tutti saranno sottoposti a controlli sistematici tramite verifiche delle informazioni documentali e biometriche contenute nelle pertinenti banche dati esistenti, compresi i cittadini europei. Solo nel caso in cui i controlli sistematici abbiano un impatto sproporzionato sul flusso del traffico dei viaggiatori, gli Stati membri interessati avranno la possibilità di effettuarli in modo "mirato", a condizione che una valutazione dei rischi dimostri che tale deroga non danneggi la sicurezza interna dell'Unione.

Ci siamo chiesti se non fosse più efficace prevedere come regola, e non come eccezione, i controlli mirati eseguiti su segnalazioni condivise tra gli Stati a seguito di attività di intelligence, ma in Commissione ha prevalso l'opzione contraria. Fondamentale è pertanto, per l'efficace funzionamento del sistema e per l'individuazione della minaccia, che vi sia una continua partecipazione degli Stati membri nel popolare le banche dati affinché le informazioni utili siano inserite e condivise.

Un punto focale è rappresentato dalla necessità di migliorare il dialogo tra le banche dati e l'interconnettività tra queste e le infrastrutture preposte alla gestione delle frontiere esterne, nel pieno rispetto delle norme in materia di protezione dei dati e dei diritti fondamentali".

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