Le frontiere colabrodo che danneggiano il Made in Italy

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Le frontiere europee sono un colabrodo. Entra di tutto, anche merci illegali, poco sicure per l'ambiente e la salute umana. Una inchiesta dell'ufficio europeo antifrode ha svelato e quantificato il danno arrecato da questa invasione. La Gran Bretagna è stata multata di 2 miliardi di euro per compensare la perdita dei dazi doganali non applicati a merci cinesi: i funzionari di una dogana si erano messi d'accordo con una banda criminale e hanno permesso l'ingresso di abiti e calzature importate illegalmente dalla Cina. I Paesi più colpiti sono l'Italia, la Francia, la Spagna e la Germania. Questa merce invade i mercati europei e danneggia le piccole e medie imprese europee perché viene venduta a un prezzo molto più basso, reso possibile dal mancato pagamento di dazi e tasse.

Nella Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo il gruppo Efdd - Movimento 5 Stelle Europa lotta contro la contraffazione e per regolare in maniera più trasparente ed equa le dogane europee. Ecco il commento di Tiziana Beghin e David Borrelli:

Tiziana Beghin: "Quando abbiamo cominciato il lavoro sulle dogane in molti non ne hanno capito l'importanza, ma questo caso dimostra che avevamo ragione! In una Unione dove non esistono frontiere è sufficiente un solo "furbetto" per danneggiare tutti gli altri. Le dogane inglesi hanno criminosamente chiuso un occhio sulla merce contraffatta cinese per sottrarre traffici commerciali ai porti di Rotterdam e Amburgo. Questa concorrenza sleale è insostenibile e deve finire al più presto. Ecco perché nella risoluzione parlamentare di cui sono relatrice chiedo stesse regole, stessi controlli e simili sanzioni per i trasgressori in tutta l'Unione Europea. Quando si gioca insieme, le regole devono essere uguali per tutti!"
 
David Borrelli: "Si tratta dell'ennesimo caso in cui le merci cinesi entrano nei nostri mercati in maniera offensiva, senza rispettare le regole. E ancora una volta è l'Europa stessa a permetterlo, in questo caso il Regno Unito! La nostra battaglia contro il riconoscimento del Mes alla Cina era nata proprio per difendere interi comparti produttivi della nostra economia dalla concorrenza sleale cinese. L'impatto di questa decisione sul comparto produttivo italiano sarebbe disastroso, un colpo di grazia alle nostre industrie, con ricadute pesantissime sull'occupazione e sul nostro know-how: siderurgia, meccanica, chimica, ceramica, bulloneria, carta, calzature, tessile, arredo".

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