L'Italia perde il treno del 5G

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Immaginate di dover prendere un treno che porta direttamente al futuro, ma di arrivare in ritardo alla stazione. Il treno parte senza di voi che rimanete da soli sul binario a mangiarvi le mani. Il treno del futuro è il mercato unico digitale, la liberazione della banda radio a 700MHz, essenziale per lo sviluppo della tecnologia 5G. Con questo termine si intende la prossima generazione di sistemi wireless, una tecnologia ad alta velocità in grado di garantire una maggiore capacità di scambio dati e un maggior numero di connessioni simultanee alla rete. Gli oggetti potranno dialogare fra di loro: gli elettrodomestici, i sistemi medicali, le reti energetiche e le automobili. Il 5G non offrirà solo un servizio di telefonia mobile più avanzato, ma sarà un pilastro importante per l'introduzione in Europa dell'Internet delle cose che cambierà l'attuale sistema industriale mondiale. Il futuro insomma!

La partenza di questo treno è prevista per il 2020, ma voi arrivate in stazione nel 2022, due anni dopo. L'Italia è in ritardo e la responsabilità è italiana: porta la firma del Pd, infatti, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'uso della banda di frequenza 470-790 MHz. Nel rapporto, votato oggi dal Parlamento europeo a larga maggioranza, è stato inserito un annesso con una lista di giustificazioni specifiche, grazie alle quali è consentito il rinvio al 2022. Ma perché questo ritardo? Perché aspettare? Il gruppo Efdd - Movimento 5 Stelle ha votato no al rapporto. David Borrelli, che in Commissione Industria, Ricerca ed Energia, ha seguito l'iter del rapporto spiega quali saranno le conseguenze per l'Italia e le opportunità della rete 5G che non possiamo rischiare di perdere.


di David Borrelli, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

"Il 5G è il futuro. Non offrirà solo un servizio di telefonia mobile più avanzato, ma sarà un pilastro importante per l'introduzione in Europa dell'Internet delle cose e una importante base per l'evoluzione di tutto il sistema industriale mondiale. Si stima che il 5G sarà almeno 300 volte più veloce del 4G e permetterà di scaricare, o mandare in streaming, un film in alta definizione da 4 gigabyte in meno di 4 secondi. Non sarà più utopico pensare a droni che faranno consegne a domicilio, macchine con auto-pilota o industrie completamente automatizzate con macchinari in grado di comunicare tra loro. La banda ideale per la tecnologia 5G è la frequenza ultra-alta più comunemente conosciuta con il termine banda a 700MHz. Uno spettro in grado di fornire connessioni Internet veloci agli utenti, ovunque essi siano, grossi centri urbani, piccoli villaggi o durante un viaggio in autostrada. Un notevole passo avanti per garantire connettività a tutta l'Europa, anche a chi oggi vive in zone più remote e difficilmente raggiungibili. Attualmente la banda a 700MHz è però in gran parte occupata dalle trasmissioni televisive e dall'attuale tecnologia 4G. Per poter sviluppare il 5G bisognerà quindi trovare il modo di liberare questa frequenza.

Abbiamo votato no al rapporto non perché abbiamo paura del futuro. Il Movimento 5 Stelle è nato cavalcando il futuro: lo dimostrano Rousseau, la democrazia diretta, la battaglia sulla robotica che deve essere accompagnata da un reddito di cittadinanza per chi perde il posto di lavoro. Sono tutti temi e idee presenti nel dna del Movimento 5 Stelle. Votiamo no al rapporto perché rinvia il futuro di due anni. La tempistica del rilascio della banda di frequenza è sbagliata: non si può arrivare in ritardo a un appuntamento così importante.


A CHI CONVIENE QUESTO RITARDO?
La proposta della Commissione europea prevedeva come data limite per il rilascio di questa banda il 30 giugno 2020. La relatrice Patrizia Toia, del Pd, ha voluto fortemente inserire una flessibilità di 2 anni per gli Stati membri, quindi rinviando di fatto al 2022. Così, nonostante i proclami e le ambizioni, dopo la figuraccia con il 4G quando gli Stati europei sono arrivati in ritardo rispetto agli altri partner extraeuropei, adesso si rischia di perdere anche la corsa per il 5G perché nel frattempo il resto del mondo si sta già attrezzando. La Corea del Sud, ad esempio, ha annunciato il lancio dei servizi 5G per il 2018, in occasione delle Olimpiadi invernali che si terranno a Pyeongchang. Negli Stati Uniti, l'utilizzo della tecnologia su larga scala dovrebbe partire nel 2020, ma gli operatori americani hanno già iniziato i test per una prima limitata implementazione commerciale che dovrebbe partire a fine 2017.

L'Italia è l'unico Stato europeo in cui questa particolare banda di frequenza è ancora totalmente utilizzata per trasmettere i canali del digitale terrestre televisivo. Cambiarne l'assegnazione toccherebbe importanti interessi economici e politici. Chiediamo: il ritardo è stato voluto per questa ragione?


IL NOSTRO LAVORO IN COMMISSIONE

Nella Commissione Industria, Ricerca ed Energia abbiamo lavorato per colmare i ritardi infrastrutturali italiani. In alcuni emendamenti abbiamo chiesto il coordinamento tra gli Stati membri così da accelerare i tempi. L'Italia ha tutto da perdere nell'utilizzare i due anni di proroga, perché le aste per la riassegnazione delle frequenze frutteranno miliardi di euro che potrebbero essere impiegati subito sia per gli investimenti nelle infrastrutture di rete, sia per compensare le spese della stessa transizione industriale e sociale".

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