Responsabilità ambientale: chi inquina deve davvero pagare

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Stiamo lavorando per migliorare la direttiva europea sulla responsabilità ambientale. Non è vero che oggi chi inquina paga: ci sono troppe falle, scorciatoie e astrattezze nelle norme europee. Un esempio? Gli ecoreati non colpiscono chi inquina l'aria e non vengono tutelate le vittime dell'inquinamento elettromagnetico. Bisogna intervenire o i furbetti continueranno a farla franca danneggiando l'ambiente e compromettendo la salute dei cittadini. In Italia la situazione non è delle migliori: il governo Renzi ha smantellato il Corpo Forestale dello Stato, l'unico in grado di vigilare contro i reati ambientali. Il cosiddetto decreto "Terra dei fuochi" non basta: in una interrogazione parlamentare il Movimento 5 Stelle ha denunciato il suo fallimento.

La Commissione Giuridica del Parlamento europeo ha assegnato a Laura Ferrara il rapporto sull'implementazione della direttiva sulla responsabilità ambientale. Per approfondire la tematica e ascoltare le associazioni ambientaliste europee, il gruppo Efdd, insieme al gruppo dei Verdi, ha organizzato un workshop l'8 marzo. Ecco lo streaming dell'evento.




VIDEO. Durante il workshop abbiamo ascoltato le proposte e le idee delle associazioni ambientaliste europee. Questa è l'intervista a Rodolfo Ambrosio, Legambiente.




Questo è l'intervento di apertura workshop sull'implementazione della Direttiva in materia di responsabilità ambientale di Laura Ferrara

"Ringrazio i relatori per avere accettato l'invito a partecipare al workshop di oggi che, insieme al collega Javor, abbiamo pensato di organizzare nella qualità di titolari del report e del parere sull'implementazione della direttiva sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. É molto importante raccogliere i diversi punti di vista, le critiche, le proposte e le best practices dei vari soggetti coinvolti nell'applicazione della direttiva 2004/35/CE. La direttiva in questione presenta molte criticità, non soltanto dal punto di vista dell'attuazione, ma anche con riferimento alla portata e all'efficacia degli strumenti proposti dalla direttiva per raggiungere gli obiettivi prefissati. Ciò richiede opportuni interventi volti ad estenderne l'ambito di applicazione, ma anche a migliorarne l'efficacia.

La direttiva sulla responsabilità ambientale, come è noto, ha istituito, per la prima volta, un regime organico in materia, basato sul principio "chi inquina paga", sancito dall'art. 191.2 TFUE, nonché sui principi di prevenzione e di riparazione del danno. L'Unione europea, con questa direttiva, puntava ad evitare che i danni causati all'ambiente da un'attività industriale non gravassero sulle spalle dei cittadini che li subiscono. Ciò significa che gli operatori professionali (sia pubblici sia privati) che svolgono determinate attività pericolose, sono oggettivamente responsabili dei danni significativi causati all'ambiente. In base ai principi di prevenzione e di riparazione, inoltre, l'operatore responsabile dell'attività "pericolosa" deve adottare tutte le misure preventive o riparatrici dell'eventuale danno e deve sostenerne tutti costi. A tal proposito un danno si considera riparato solo dopo che l'ambiente è tornato allo stato precedente a siffatto danno.

Un primo aspetto sul quale a mio avviso occorre riflettere è che la direttiva non copre tutti i danni all'ambiente ma solamente quelli alla biodiversità (specie e habitat naturali protetti), all'acqua e al terreno. Dobbiamo oggi chiederci se è possibile ed opportuno estendere la responsabilità anche ai danni causati all'aria che respiriamo, così come ai danni da inquinamento elettromagnetico.

Un ulteriore approfondimento meriterebbe la circostanza in base alla quale i danni tradizionali alle cose e alle persone, ovvero i danni alla proprietà, il pericolo di morte, le lesioni materiali e gli altri danni materiali, non sono coperti dalla direttiva. A tal proposito i privati, che subiscono un danno coperto dalla presente direttiva, non hanno diritto ad alcun tipo di indennizzo diretto. Sarebbe forse opportuno immaginare la possibilità di introdurre una qualche forma di indennizzo verso danneggiati, riportando al centro dello scopo della normativa direttamente gli esseri umani che, a ben vedere, non sono solamente i responsabili del danno ambientale, ma ne sono anche vittime.

In tal senso sarà interessante capire che tipo di garanzie finanziarie sarà possibile introdurre al fine di scongiurare il rischio che a pagare per i disastri ambientali siano sempre i cittadini o, indirettamente, i contribuenti. É per questo che pensiamo che possa essere utile istituire un apposito Fondo per la tutela dell'Ambiente dai danni causati dall'attività industriale, sulla falsariga del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per le catastrofi naturali.

Ed ancora, vi sono alcune questioni prettamente tecnico - giuridiche da esaminare come quella relativa alla nozione di danno significativo ovvero la cosiddetta "soglia di rilevanza" per il danno ambientale. Inoltre occorrerebbe, probabilmente, rivedere la lista delle eccezioni previste dalla direttiva".

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