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L'agricoltura italiana sta morendo vittima degli errori dell'Unione europea.
La Corte di Giustizia dell'UE ha annullato l'accordo commerciale col Marocco e ha stabilito che i prodotti agricoli e ittici proveniente dal Sahara occidentale non possono entrare in Europa a dazio zero. La maggior parte di pomodori, arance e pesce importato proviene da quell'area. Questo significa che l'invasione era ed è illegale. Gli agricoltori e i pescatori italiani vanno risarciti. Oggi il 30% degli agrumeti nella piana di Catania è abbandonato. Nel 2015 si è registrato un crollo della produzione del 50%. Stanno uccidendo l'agricoltura italiana perché le arance marocchine costano la metà di quelle italiane.

VIDEO. Un indennizzo per gli agricoltori vittime dell'incompetenza dell'Europa e del governo italiano che si è mosso tardi nel chiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia. Ascolta l'intervento di Tiziana Beghin nella Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo.




di Tiziana Beghin, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

"L'accordo con il Marocco deve essere rivisto! Il MoVimento 5 Stelle ha criticato l'accordo per il suo grave impatto sull'economia dei Paesi del mediterraneo. I nostri agricoltori sanno bene di cosa parlo. Per fare un esempio solo tra dicembre 2015 e gennaio 2016 i pomodori marocchini diretti in Italia sono aumentati del 74%, portando ad un crollo consistente del prezzo nel mercato italiano. E un simile fenomeno è avvenuto per le arance.

Per questo l'Italia aveva già chiesto l'applicazione della salvaguardia, rifiutata dalla Commissione. E ora scopriamo che quei prodotti non sarebbero proprio dovuti entrare, dato che questo accordo che ha messo in ginocchio i nostri agricoltori è pure inapplicabile. O almeno lo è in parte, come dire: oltre al danno la beffa. La Corte di Giustizia dell'Unione ha stabilito che l'accordo non è valido per i territori del Sahara occidentale. Non voglio entrare dei dettagli legali della sentenza o della sentenza d'appello, ma a questo punto alcuni doveri s'impongono.

Prima di tutto, se l'accordo non è valido per quei territori, bisogna subito identificare quante e quali merci provengono dai territori esclusi e impedire l'accesso di quei prodotti senza dazi. Purtroppo i dati non sono per nulla precisi: la produzione attuale di pomodori nel Sahara occidentale varia dallo 0,01% al 70% della produzione totale marocchina, senza contare che il Marocco pianifica entro il 2020 di far crescere lì altre 170.000 tonnellate di frutta e verdura.
Il pesce, il ferro e i solfati sono tra le esportazioni marocchine provenienti dal Sahara occidentale e che dovranno essere arginate.

Quindi la mia prima domanda alla Commissione è: come intende differenziare i prodotti? Intende applicare la regola d'origine o un altro regime di controllo delle esportazioni? E' possibile applicare una differente etichettatura, anche utilizzando i diversi codici doganali esistenti per quelle zone? La seconda domanda invece è molto più pratica: se gli agricoltori e pescatori europei hanno avuto danni a causa di un accordo rivelatosi parzialmente illegale, bisogna assolutamente stimare questi danni e procedere alle eventuali compensazioni. Per questo vorrei chiedere alla Commissione se ha valutato questa opzione, se intende procedere con eventuali rimborsi e entro quando".

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