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La BCE smentisce se stessa. La disoccupazione in Eurolandia non è scesa al 9,5%, anzi il valore di riferimento è almeno doppio. Dietro alla ripresa di paglia che segna +5 milioni di posto di lavoro, ci sono altre cifre che rivelano come il 3,5% della popolazione risulti totalmente inattivo. Sono le persone addirittura scoraggiate, che hanno rinunciato a cercare. Una piaga gravissima che, anche a livello psicologico, segna una spaccatura insanabile tra società e istituzioni. C'è un altro 3%, poi, che lavora meno di quanto vorrebbe. I sotto-occupati sono circa 7 milioni (+1 milione da inizio crisi).

La combinazione delle stime, dunque, riporta un preoccupante 18% di popolazione che - di fatto - è senza lavoro o non lavora abbastanza. Le differenze, come sempre, penalizzano i Paesi del Sud Europa e in particolare l'Italia è uno dei fanalini di coda. Per non parlare della disoccupazione giovanile, gravissima sia nel Bel Paese ma anche in Grecia e Spagna. Come riportato, il lavoro per i giovani fluttua più velocemente, praticamente assieme al ciclo economico. Ma questo non avviene specialmente negli Stati membri sopra citati, dove le mancanze politiche si fanno più sentire.

Il commento di Laura Agea, portavoce M5S in Europa: "Questi dati analizzano il lavoro facendolo confluire in un calderone di difficile lettura, per di più sbagliato alla base. Il dato e qualunque dato che viene riportato non vuol dire nulla, perché non possiamo accorpare in un numero le differenze di disoccupazione tra Germania, Italia e Grecia. Inoltre, questo studio - se riferito all'Italia - non tiene conto del Jobs Act, solo per fare un esempio. Un provvedimento che ha "drogato" i numeri e che si sta rivelando un boomerang per l'occupazione e il lavoro in generale. E ancora, non si tiene conto delle persone che se ne vanno dall'Eurozona per poter lavorare. Non si tiene conto dei lavoratori a tempo pieno, ma poveri e sottopagati. Non si tiene conto della svalutazione dei salari, dovuta all'impossibilità di svalutare la moneta. Infine, lasciatemelo dire, è agghiacciante che oggi di parli di "occupabilità" e non di occupazione; ovvero, è incredibile che non si tengano nemmeno più in considerazione le aspettative dei lavoratori, ma si metta solo a disposizione un numero, un tot di posti liberi. Questo linguaggio è tristemente divenuto d'uso comune".

Marco Valli, portavoce M5S in Europa: "Per creare domanda e posti di lavoro bisogna ritornare competitivi usando la leva fiscale e monetaria e non svalutando i salari come fatto con le riforme richieste da Bruxelles. Purtroppo, questa soluzione oggi non è possibile a causa dei vincoli economici europei sottoscritti nei trattati dai partiti che ci hanno traghettato in questa trappola. Solo rivedendo radicalmente la governance economica e risolvendo alla radice gli squilibri causati dal vincolo di cambi fissi costituito dalla moneta unica vedremo la situazione migliorare sensibilmente".

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