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di Eleonora Evi, EFDD - M5S Europa

Tutti tacciono sul grande imbroglio dei filtri anti-particolato, i cosiddetti FAP, che nell'immaginario comune dovrebbero disintegrare le particelle inquinanti emesse dai motori diesel. Questo, come è naturale per il principio secondo cui nulla si crea e si distrugge ma tutto di trasforma, non avviene. Anzi, per i FAP, che produrrebbero particelle al di sotto della soglia 2,5 (PM2,5) non esiste al momento alcuna normativa europea. Si tratta delle particelle più pericolose, perché s'insidiano più facilmente nei nostri polmoni e nel nostro corpo, accumulandosi col tempo. In commissione ambiente al Parlamento europeo (la ENVI) stiamo chiedendo per mezzo di emendamenti sulla "strategia per la mobilità a basse emissioni" che la Commissione Europea verifichi la reale efficacia dei filtri anti-particolato, e proponga un'azione legislativa per il monitoraggio e la quantificazione delle polveri ultra sottili. Potrebbe infatti scoperchiarsi un altro vaso di Pandora.

Soprattutto perché, tornando in casa nostra, numerose aziende che propongono soluzioni alternative ai FAP trovano ostacoli insormontabili all'interno del Ministero dei Trasporti. È facile pensare che questo avvenga per non concedere l'omologazione e la commercializzazione sul mercato di tecnologie che danneggerebbero la condizione di semi-monopolio delle aziende produttrici dei filtri. Su questa vicenda la giustizia farà il suo corso, dal momento che ci sono indagini in corso che vedono coinvolti dirigenti del Ministero e dell'Istituto Superiore di Sanità.

L'Italia, nel frattempo, rischia già una maximulta e il deferimento alla Corte di Giustizia europea per un eccesso d'inquinamento da PM10 in almeno 30 zone della Penisola (i dettagli qui), derivante anche e soprattutto dalle emissioni dei veicoli. Un'appendice al caso dieselgate italiano, con il buon Graziano Delrio occultatore di prove in favore delle multinazionali. Aziende, come FCA, che tra le altre cose non sono più nemmeno italiane, ma di diritto olandese.

Il quadro è desolante e potrebbe peggiorare con il caso delle PM2,5, visto che vi è l'obbligo per gli Stati membri di monitorare queste particelle (diciamo di grandezza intermedia) provatamene dannose per l'essere umano. Ai sensi dell'articolo 15 della direttiva sulla qualità dell'aria, l'obbligo di concentrazione dell'esposizione a 20 µg/m3 - così come l'obbligo di non superare il valore limite relativo alla media annuale di 25 µg/m3 - sono divenuti vincolanti dal primo gennaio 2015. Sempre ai sensi della direttiva (articolo 26) l'Italia dovrebbe aver trasmesso alla Commissione il rapporto annuale sulla qualità dell'aria relativo al 2015 entro il 30 settembre del 2016. Restiamo in trepidante attesa di sapere cos'ha fatto il Governo italiano per rispettare questa normativa, anche se amaramente ci aspettiamo l'ennesima beffa per la salute dei cittadini.

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