FCA come Volkswagen, rischia una multa di 4 miliardi

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Ironia della sorte, mentre Donald Trump è in visita in Italia per incontrare le istituzioni italiane, negli USA si ufficializza il secondo diselgate, quello all'italiana. Il dipartimento di Giustizia americano ha depositato l'attesa denuncia al tribunale federale di Detroit per conto dell'EPA, ovvero l'agenzia di protezione ambientale. L'accusa che le autorità americane muovono a FCA è di avere installato un software che determina emissioni più alte di quelle omologate su 104.000 veicoli. Contestazione simile a quella sollevata dalla Commissione europea, che ha messo in procedura d'infrazione l'Italia. Il teatrino Renzi-Delrio-Marchionne, insomma, non ha funzionato e, se a livello europeo a pagare potrebbero essere i cittadini del Bel Paese, in America FCA rischia una multa di 4 miliardi di dollari.

Come vi avevamo già spiegato, era solo una questione di tempo prima che l'inganno venisse a galla. Il comportamento da "presa in giro" costante che Renzi e compagnia adottano giorno dopo giorno in Italia, non può funzionare anche oltre confine. I portavoce del MoVimento 5 Stelle in Europa avevano già deciso di rendere pubblico l'imbarazzante rapporto italiano sul comportamento emissivo di alcune vetture. Questo "studio" è stato consegnato, dopo numerose insistenze, dal Ministro Graziano Delrio alla Commissione EMIS. Era un documento scandaloso, che rasentava il ridicolo. Il Governo italiano ha tentato di prendere in giro i parlamentari europei destinatari del dossier, cercando di scagionare in particolare il produttore FCA con a capo Sergio Marchionne e continuando a negare l'evidenza. Coprendo un'azienda che non si può più nemmeno considerare italiana. Avranno probabilmente adottato lo stesso comportamento con le autorità statunitensi.

Il MoVimento 5 Stelle aveva scongiurato il Governo di adottare un profilo per una volta serio nel risolvere il problema. Le azione potevano essere molteplici, ma si è scelto di fare la peggiore cosa possibile: occultare le prove e prendere in giro i partner internazionali. Doveva essere fatto prima che il bubbone scoppiasse definitivamente e, come ovvio, prima che ci andassero di mezzo cittadini e lavoratori del tutto estranei alla vicenda. Il nostro appello è rimasto inascoltato, e questi sono i risultati.

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