Cadmio nei fertilizzanti, la destra europea ci vuole avvelenare

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di Eleonora Evi, EFDD - M5S Europa

Non capita spesso di trovarsi davanti una proposta della Commissione Europea ambiziosa e lungimirante. Pur con alcune modifiche e aggiustamenti, l'obiettivo proposto per ridurre i contaminanti nei fertilizzanti utilizzati in agricoltura è condivisibile. E non capita altrettanto spesso che la commissione ambiente del Parlamento Europeo cerchi di modificare il testo per indebolirlo, annacquarlo e demolirne l'ambizione in modo così spudorato ed avventato. È quanto ha cercato di fare oggi il gruppo PPE e la relatrice Elisabetta Gardini (Forza Italia), fortunatamente fermati dalla maggioranza dei deputati presenti al voto di oggi.

Nell'ambito del pacchetto dell'Economia Circolare, infatti, la Commissione Europea ha proposto un nuovo regolamento sui fertilizzanti per favorire il recupero dei nutrienti dai rifiuti ed utilizzarli in agricoltura riducendo al contempo il ricorso a quelli di sintesi. La Commissione propone d'introdurre una nuova etichettatura che riporti il marchio CE su quei fertilizzanti che rispondono alle caratteristiche del regolamento. Un elemento importante della proposta riguarda l'armonizzazione dei residui di alcuni contaminati presenti, finora non oggetto di regolamentazione, come cadmio, piombo e cromo.

Il punto cruciale del testo riguarda i limidi di cadmio, un metallo pesante che si accumula non solo nei suoli ma, penetrando nelle piante finisce, si accumula anche negli animali e nel nostro corpo. Il cadmio è un cancerogeno accertato e secondo l'Agenzia Europeo per le Sostanze Chimiche ECHA una parte significativa delle popolazione europea è esposta a livelli di cadmio in grado di provocare effetti negativi al fegato ed alle ossa. Il testo così come approvato oggi dalla commissione ambiente chiede l'introduzione di limiti stringenti e una progressiva riduzione nel tempo (60mg/Kg, 40mg/kg dopo 3 anni dall'entrata in vigore del regolamento per ridurre a 20mg/kg dopo 9 anni).

Ma da dove arrivano le rocce fosfatiche ricche di fosforo, ingrediente essenziale per i fertilizzanti? La gran parte oggi in commercio proviene dal nord Africa, dal Marocco in particolare, e per la precisione dal Sahara Occidentale (il più grande territorio non autonomo del mondo riconosciuto dalle Nazioni Unite, un territorio conteso tra Marocco e il Fronte Polisario, un'organizzazione militare e politica che rappresenta il popolo Sahrawi, l'insieme dei gruppi tribali locali che reclamano l'indipendenza).

Molte aziende europee, anche statali, hanno relazioni commerciali di lunga data con il Nord Africa per l'importazione delle rocce fosfatiche, e alcune aziende come la polacca Grupa Azoty hanno fatto investimenti multimilionari in nord Africa per estendere le licenze di ricerca di rocce fosfatiche. Ma tali rocce hanno concentrazioni di contaminanti, tra cui il cadmio, di gran lunga molto più elevate rispetto ad altre zone del mondo come la Finlandia, la Russia, la Giordania ed il Sud Africa. La condizione di quasi monopolio del mercato dei fertilizzanti minerali detenuta dal Marocco rende molto difficile l'accesso al mercato europeo delle forniture di rocce fosfatiche a basso contenuto di cadmio.

Grazie ad alcuni emendamenti il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto riduzioni di concentrazioni di piombo e arsenico (rispettivamente nei fertilizzanti organici e negli ammendanti agricoli) e riduzioni del contenuto di cromo esavalente e piombo nei prodotti per il miglioramento del suolo. I consumatori europei meritano di alimentarsi con prodotti sani e privi di contaminanti, soprattutto quanto è possibile. Ci opponiamo con forza ad ogni tentativo di mettere a rischio la salute dei cittadini europei e delle generazioni future, peraltro quelle che oggi sono più a rischio dall'esposizione a metalli pesanti, per mere logiche economiche e commerciali.

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