Summit con la Cina: l'Europa non cali le braghe

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Domani si apre a Bruxelles il 19esimo summit Ue-Cina. Sarà il primo banco di prova, subito dopo il G7 di Taormina, per capire se esiste una terza via a liberismo selvaggio e protezionismo cieco. Per la prima volta, nelle conclusioni del G7 si ammette che la globalizzazione "ha contribuito ad aumentare le diseguaglianze in molti Paesi". È un'ammissione di colpa, ma non basta. Servono politiche nuove. Ed è arrivato il momento di metterle in campo. Il commercio, per esempio, finora è stato utilizzato come grimaldello per scardinare le piccole e medie imprese. In Italia avevamo una ricchezza unica al mondo e l'abbiamo regalata alle multinazionali. Si rischia di far peggio.

Un dato chiave per capire la gravità del fenomeno: oltre il 40% delle imprese europee difese dai dazi antidumping sono italiane. Per l'Italia sarebbe il ko finale se la nuova proposta della Commissione europea sulla concessione dello status di economico di mercato alla Cina portasse a un abbassamento delle difese commerciali.


L'INTESA CON LA BULGARIA
La Cina a suon di investimenti in Europa mette in difficoltà l'indipendenza di alcuni Paesi che non vogliono inasprire i rapporti. L'impero telefonico Huawei, per esempio, ha aiutato a suon di miliardi la Bulgaria a diventare leader nel settore dell'information technology. E proprio la Bulgaria il prossimo anno sarà Presidente di turno dell'Unione europea per sei mesi. Un investimento che suona più come un tentativo di ingraziarsi il governo bulgaro.


INVESTIMENTI RECORD
Gli investimenti diretti della Cina in Europa sono impressionati. Nel 2016 c'è stata una impennata del 55,4% rispetto all'anno precidente. Nel primo trimestre del 2016 società cinesi hanno stretto 25 accordi in Europa per un valore di 4.9 miliardi di dollari. Le transazioni più grandi riguardano una società di aviazione irlandese e una in una compagnia energetica tedesca. In Italia, negli ultimi anni, le mani cinesi sono arrivate con investimenti in Pirelli, Telecom, Fiat-Chrysler, Eni, Enel, Prysmian, Cdp Reti, Ansaldo Energia, per fare i nomi delle società più importanti. Anche le squadre di calcio Milan e Inter sono state acquisite dai cinesi.


I SETTORI STRATEGICI
Telecomunicazioni, energia, trasporti, grandi infrastrutture, finanza. La Cina fa shopping nei settori chiave, quelli che riguardano il futuro dell'Europa. Altri esempi sono il partnerariato strategico siglato sul 5G e il versamento di 10 miliardi di euro di capitale per il piano Juncker. La Cina fatica ad aprire il suo mercato agli investitori stranieri, ma approfitta della debolezza europea per stringere un cappio al collo delle future generazioni. Al vertice di Bruxelles l'Europa non cali le braghe.

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