Bundesbank contro BCE: il bue che dice cornuto all'asino

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Quello che si sta sollevando dalla Germania è un humus spaventoso che proviene non dagli estremismi, ma da autorevoli membri del Governo e delle principali istituzioni del Paese. L'altro ieri Wolfgang Schäuble, ieri Angela Merkel e nemmeno una settimana fa il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, secondo cui il famoso Quantitative Easing dev'essere fermato al più presto.

Stiamo parlando di una misura che, tra mille intoppi e i soliti problemi strutturali, è riuscita in qualche modo a traghettare la moneta unica nello stagno dove attualmente è arenata, allungandone la vita di qualche anno. Secondo i tedeschi più "estremisti" (ma viene da domandarsi chi non sia estremista in questo periodo in Germania), violerebbe le regole europee di finanziamento agli Stati da parte della banca centrale. Ovvero, violerebbe quelle stesse regole che oggi rendono il sistema economico monetario europeo tra i più fragili e iniqui del mondo, e gli Stati membri di fatto privati di una banca centrale che possa adottare politiche monetarie adatte alla loro economia.

Il fatto che anche il Governatore della banca centrale tedesca si allinei di fatto a questo "malessere" la dice lunga sulle attuali intenzioni della Germania in campo continentale. L'affermazione secondo cui s'invoca un'uscita ordinata dal QE è sintomatica di come ci sia una perfida volontà di azzoppare tutti gli altri Paesi e relativi sistemi bancari, già fortemente indeboliti da regole assurde. All'uscita ordinata dal QE di Mario Draghi dovrebbe essere affiancata una discussione sull'uscita ordinata dalla moneta unica, visto che il Sud Europa si troverebbe perfino privato della cosiddetta "droga monetaria" della BCE, unico motivo per cui l'Eurozona non è ancora implosa.

Nel mentre, la Corte Costituzionale teutonica ha rinviato alla Corte di Giustizia europea i numerosi ricorsi presentati in Germania contro il programma di acquisto di titoli di Stato e altre obbligazioni, da 60 miliardi di Euro al mese, lanciato dall'Eurotower all'inizio nel 2015 per stimolare l'economia dell'eurozona e allontanare il rischio della deflazione.

Se Mario Draghi abbia aggirato la normativa comunitaria o meno non è oggi argomento di discussione. Ma impressiona la sistematicità della Germania nell'inseguire quelle soluzioni che di fatto metterebbero in ginocchio quasi tutti gli Stati membri dell'UE, ovvero: istituzionalizzazione della Troika con ricorsi al MES più frequenti e fine del QE, senza prevedere meccanismi in grado di compensare gli squilibri. Parliamo di condivisione del debito o di trasferimenti fiscali compensativi tra Paesi, passi essenziali per mantenere in piedi l'Eurosistema, anche in periodi negativi della congiuntura economica. In nome di un arrogante sogno "ordoliberista" destinato a schiantarsi come altri sogni teutonici hanno già fatto nel passato recente.

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