La lotta al terrorismo non funziona: capo di Europol ci dà ragione

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Bruxelles, Parigi, Nizza, Londra, Barcellona. Tutta l'Europa è, purtroppo ormai da anni, bersaglio dei terroristi. La reazione delle Istituzioni non è all'altezza della drammatica situazione che i cittadini vivono. Il terrorismo oggi agisce con modalità operative, comunicative e di finanziamento inedite. È una minaccia interna che si manifesta attraverso attori singoli e gruppi che con facilità si muovono tra i confini degli Stati membri. Pensare di poterlo sconfiggere con le sole politiche nazionali è illusorio. Serve una risposta europea.

Nella relazione sulla lotta alla criminalità organizzata di cui Laura Ferrara è stata relatrice, abbiamo chiesto maggiore collaborazione tra Stati membri, certi che un migliore scambio di informazioni e una cooperazione obbligatoria tra autorità giudiziarie possa rappresentare un'efficace misura di contrasto alle attività dei gruppi terroristici. Serve una modifica del Codice Frontiere Schengen per agevolare l'individuazione di chi rappresenta una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna dell'Unione Europea. Una di quelle più difficili da identificare è rappresentata dai flussi dei foreign fighters.

Non devono restare una chimera i controlli mirati eseguiti su segnalazioni condivise tra gli Stati a seguito di attività di intelligence. Fondamentale è pertanto, per l'efficace funzionamento del sistema e per l'individuazione della minaccia, che vi sia una continua partecipazione degli Stati membri nel popolare le banche dati affinché le informazioni utili siano inserite e condivise. Un punto focale è rappresentato dalla necessità di migliorare il dialogo tra le banche dati e l'interconnettività tra queste e le infrastrutture preposte alla gestione delle frontiere esterne, nel pieno rispetto delle norme in materia di protezione dei dati e dei diritti fondamentali.

Una occasione utile per fare di più sarà la Commissione speciale sul terrorismo che il Parlamento europeo ha istituito. Questa Commissione dovrà esaminare le misure esistenti per contrastare il terrorismo, individuare eventuali carenze nella cooperazione giudiziaria e nello scambio delle informazioni e proporre raccomandazioni per migliorare la situazione. Ci devono ascoltare!


In una intervista alla BBC radio 4 il capo di Europol Rob Wainwright sostiene la nostra stessa tesi portata avanti al Parlamento europeo: si possono salvare vite umane se gli Stati nazionali collaborano e non sono custodi gelosi delle informazioni che hanno. Ecco l'articolo tradotto pubblicato su politico.eu

"Rob Wainwright sostiene che la lotta al terrorismo in Europa è difficile. In Europa abbiamo bisogno di condividere i dati fra la polizia e i servizi segreti per combattere il terrorismo, così ha detto Rob Wainwright, il capo della Europol, alla BBC radio 4.
"Sappiamo che molti dei terroristi coinvolti nei recenti attacchi hanno precedenti penali. Dovremmo aprire i nostri database per incrociare le informazioni", dice Wainwright.
Secondo Wainwright la polizia sta migliorando il lavoro di condivisione dei dati rispetto a due anni fa. Nonostante ciò "dobbiamo andare oltre". "Se le informazioni fossero condivise molte vite potrebbero essere salvate", ha detto riferendosi ai recenti attacchi in Europa.
Wainwright ha aggiunto che il lavoro della polizia e dei servizi segreti è molto difficile e che la minaccia di attacchi terroristici "non può essere ridotta a zero".

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