Lavoratori distaccati: parità di retribuzione in Europa

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di Laura Agea
, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa


"In Europa ci sono troppi furbetti che aggirano le norme per calpestare i diritti dei lavoratori: è il caso dei lavoratori "distaccati" dai propri datori di lavoro in un altro Stato membro per un certo periodo temporale. Per molti quella che doveva essere una bella esperienza professionale e formativa all'estero, si è trasformata in un incubo perché i lavoratori distaccati percepiscono il salario del proprio Paese di provenienza ma vivono in un Paese che, spesso, ha con un costo della vita molto più alto. Con la scusa della libera circolazione dei lavoratori molti furbetti pagano meno contributi sociali e previdenziali.

In Italia la direttiva che disciplina questo settore riguarda oltre 150 mila lavoratori: 59 mila europei che lavorano in Italia con il contratto dei loro Paesi di provenienza e 91 mila italiani che lavorano all'estero (prevalentemente in Gran Bretagna, Belgio, Francia e Germania) con un salario più basso rispetto ai loro colleghi (inglesi, belgi, francesi e tedeschi) perché in Italia gli stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli dei grandi Paesi europei. In Francia i lavoratori distaccati sono diventati un caso politico perché sono ben 300 mila. Molti Paesi dell'est Europa sono contrari a una modifica della direttiva perché temono di danneggiare le loro imprese.

Anche se questo fenomeno coinvolge a oggi una percentuale bassa di lavoratori europei (lo 0,7% del totale) in alcuni settori gli abusi sono evidenti. In particolare, il settore delle costruzioni da solo conta il 43,7% del numero totale dei distacchi. Seguono poi i settori del manifatturiero, dell'istruzione, della sanità e dei servizi sociali. Operai, muratori, infermieri, camerieri, badanti vengono pagati con stipendi dei loro Paesi di provenienza facendo concorrenza sleale ai lavoratori italiani. Questo dumping sociale deve finire! Il governo deve allentare la pressione fiscale sulle imprese e favorire assunzioni a condizioni sostenibili per le imprese e scoraggiare il deprecabile fenomeno della delocalizzazione.

Il Parlamento europeo sta lavorando a una modifica della vecchia direttiva europea del 1996. La Commissione ha presentato una proposta e noi abbiamo presentato emendamenti importanti per rendere più equo il mercato del lavoro. Vogliamo colmare il vuoto legislativo che tocca alcuni Paesi, come l'Italia, che non hanno né un sistema di "salario minimo legale" né un sistema di salario minimo stabilito da contratti di lavoro collettivi universalmente applicabili. Reintroducendo il concetto di 'prassi nazionale' il nostro emendamento cerca di ripresentare un concetto che l'Italia ha molto utilizzato fin ora: se non ci fosse questo concetto le imprese di altri Stati membri avrebbero la possibilità di applicare ai propri lavoratori distaccati il salario del paese di provenienza, causando perciò enormi problemi di dumping sociale.

Vogliamo anche chiarire meglio le funzioni del lavoratore distaccato: deve essere chiaro che non svolge nessuna attività elusiva. Inoltre, le norme per riconoscere un lavoratore distaccato devono essere più stringenti, come un contratto di lavoro iniziato da più di 3 mesi nel Paese di origine. Vogliamo evitare gli abusi. Vogliamo difendere i diritti dei lavoratori e delle imprese italiane".

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