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Nei prossimi mesi il Parlamento europeo concluderà la commissione d'inchiesta sui Panama Papers, istituita per fare luce sull'ennesimo scandalo fiscale che ha coinvolto anche l'Europa. Abbiamo il dovere morale di scrivere un buon rapporto capace di fare giustizia dopo il nulla di fatto delle due commissioni d'inchiesta create a seguito dello scandalo lussemburghese. L'elusione fiscale internazionale, infatti, continua ad essere piaga di questa folle Unione. Da quando siamo entrati al Parlamento europeo, continuiamo a denunciare l'immenso conflitto d'interessi che si cela dietro un sistema che sottrae ogni anno, agli Stati membri, immensi ricavi. Lo scorso 4 luglio, solo per fare un esempio, l'ennesimo report sull'evasione internazionale è stato depotenziato da un Parlamento europeo realmente incapace di decidere e assolutamente piegato al volere della Commissione europea. Come può l'esecutivo comunitario partorire un buon testo sull'elusione e sul cosiddetto "country by country report" (CBCR) se il suo presidente è stato primo ministro del paradiso fiscale lussemburghese per quasi 20 anni? Come possono le istituzioni europee essere credibili se dopo gli scandali LuxLeaks, SwissLeaks e Panama Papers ad essere puniti sono stati i whistleblower come Hervé Falciani o Antoine Deltour e non gli evasori che hanno accumulato enorme ricchezze a danno dei cittadini? È arrivato il momento di cambiare marcia e di ascoltare finalmente le nostre posizioni, di assoluto buon senso e prive di quei "molteplici interessi" che da sempre bloccano l'azione comunitaria e trasformano il Parlamento europeo in uno specchietto per le allodole.

INCLUDERE I PAESI UE NELLA LISTA NERA DEI PARADISI FISCALI
Chiediamo che la lista nera delle giurisdizioni non collaborative non sia limitata a paesi terzi e includa anche gli Stati dell'UE che costituiscono una minaccia per elusione e evasione fiscale, altrimenti la nuova lista dell'UE non può essere credibile, legittima, e nemmeno efficace. Gli Stati membri dell'UE sono stati al centro di tutti i recenti scandali fiscali ed è scandaloso che vengano esclusi a priori dalla lista per convenienza politica!

FONDI E PROGRAMMI DELL'UE NON DEVONO FINIRE NEL CIRCUITO DELL'ELUSIONE
È assurdo che l'UE alimenti anche solo indirettamente questo sistema criminale. Per questo abbiamo chiesto sanzioni più severe ed efficaci per le compagnie o intermediari che operano nei paradisi fiscali: tra queste, l'esclusione dalla partecipazione agli appalti UE e il divieto di accedere ai fondi dell'UE.

DIVIETO PER LE ISTITUZIONI UE DI APRIRE CONTI NEI PARADISI FISCALI
Chiediamo di introdurre nella legislazione comunitaria un divieto chiaro per le istituzioni UE di aprire conti nei paradisi fiscali o di operare con società e banche che hanno sedi registrate nei paradisi fiscali (la prima banca pubblica dell'UE, la BEI, lo fa su base sistematica perché non è dotata di una seria e adeguata politica di trasparenza e contro i paradisi fiscali).

REVISIONI REGOLE SUL RECUPERO DEGLI AIUTI DI STATO ILLEGALI IN AMBITO FISCALE
Oggi le regole sugli aiuti di Stato vanno a premiare proprio gli Stati che siglano tax rulings e fanno concorrenza sleale agli altri Paesi, imponendo allo Stato responsabile di recuperare le tasse non pagate. È chiaramente un paradosso che deve essere eliminato. Pensiamo al caso dell'Irlanda a cui è stato imposto dalla Commissione di recuperare 13 miliardi di tasse non versate da Apple, che dovrebbe al contrario tornare nelle casse degli Stati danneggiati (tra cui l'Italia).

RIFORME AMBIZIOSE DELLA TASSAZIONE ALLE MULTINAZIONALI
Oltre al nostro sostegno alla proposta di creare una base imponibile comune e consolidata (CCCTB) che elimini i trasferimenti fittizi degli utili tra Paesi e assicuri che le multinazionali siano tassate nel paese dove svolgono l'attività economica e ribadiamo il nostro forte sostegno alla proposta di rendicontazione pubblica paese per paese, il Country by country reporting o CBCR. Si tratta di un sistema di trasparenza che obbligherebbe le società multinazionali a rendere pubblicamente disponibili informazioni importanti di natura contabile e fiscale, in merito per esempio agli utili realizzati, al numero di dipendenti e alle tasse pagate per ogni paese in cui operano.

REVOCA DELLA LICENZA BANCARIA
Abbiamo chiesto che venga revocata la licenza bancaria alle banche che risultano sistematicamente coinvolti in attività di agevolazione e sostegno dei riciclaggio, e elusione ed evasione fiscale. È assurdo che la maggior parte flussi finanziari illeciti passi attraverso sistema bancario e che, sebbene il ruolo cruciale delle banche nel sistema della grande elusione e del riciclaggio fosse ben noto da decenni soprattutto alle autorità, quelle competenti per la vigilanza bancaria abbiano avviato delle indagini solo una volta scoppiato lo scandalo dei Panama Papers.

WHISTLEBLOWING
Vogliamo che venga predisposta una legislazione orizzontale (che si applichi a tutti i settori in modo trasversale) per assicurare la piena protezione legale dei whistleblower, cioè degli informatori che denunciano illeciti o irregolarità nell'interesse pubblico. Devono essere predisposti canali adeguati e sicuri di segnalazione, sia per il settore pubblico, sia per il settore privato. Proponiamo l'introduzione di un sistema incentivi e premi per incoraggiare gli informatori in linea con quanto fatto anche nella proposta di legge presentata alle Camere.

INVESTIGAZIONE SULLE RESPONSABILITÀ POLITICHE
La mancanza di veri poteri d'inchiesta ha evidentemente ostacolato la commissione PANA nei lavori di indagine, soprattutto - dal nostro punto di vista - per quanto riguarda l'esigenza di far chiarezza sulle responsabilità politiche, in particolare sul ruolo centrale svolto dagli Stati membri e loro rappresentanti politici nel costruire e tenere in piedi il sistema attuale o nell'ostacolarne le soluzioni individuate da tempo. Per questo chiediamo che la commissione d'inchiesta venga dotata di veri poteri, al pari delle commissioni parlamentari nazionali, tra cui il potere di esigere la presentazione di documenti e di convocare testimoni nonché di applicare sanzioni in caso di rifiuto a cooperare

BEI E UTILIZZO DEI FONDI UE
Vogliamo che i fondi UE non vadano a finire nei paradisi fiscali. Una richiesta di buon senso che però le stesse istituzioni dell'UE fanno fatica a mettere in pratica. Per far questo noi abbiamo proposto di condizionare i finanziamenti BEI alla pubblicazione delle informazioni societarie Paese per Paese e dei dati su titolarità effettiva delle imprese da parte dei soggetti beneficiari e degli intermediari coinvolti in tali progetti. Chiediamo che la BEI verifichi in modo più stringente e attento la qualità e affidabilità rete degli intermediari, dato che le statistiche indicano che molti progetti sono passati attraverso intermediari finanziari con legami con paradisi fiscali.

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