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Il Ceta è un accordo brutto, dannoso e controproducente. Ma l'Europa (guarda caso quando non ci sono di mezzo gli interessi delle multinazionali) sa negoziare anche accordi buoni, come quello siglato con il Cile lo scorso 6 marzo e approvato - con il nostro voto favorevole - dal Parlamento europeo.

Questo accordo promuove il commercio di prodotti biologici fra l'Europa e la Repubblica del Cile e raggiunge un elevato livello di rispetto per i principi in materia di produzione biologica, di garanzia dei sistemi di controllo e di integrità dei prodotti.

Il Cile riconoscerà come equivalenti tutti i prodotti biologici dell'Unione europea come ortaggi, radici, tuberi, frutta, frutta secca, caffè, the, cereali e spezie. Gli agricoltori europei avranno un nuovo mercato su cui scommettere e crescere. Al contempo l'Europa riconoscerà come biologici i prodotti provenienti dal Cile; la maggior parte riguarda la frutta, in particolare mirtilli, mele e kiwi. Il marchio biologico per questi prodotti è una garanzia per i cittadini che potranno riconoscere e mangiare cibo sano, ma rappresenta anche una leva economica per un settore imprenditoriale come quello del biologico che potrà così essere maggiormente tutelato. Qualsiasi esportatore cileno che è conforme alla certificazione biologica in Cile sarà adesso in grado di utilizzare il logo bio dell'UE sul suo imballaggio. Il Cile è il primo Paese al mondo ad avere un accordo di equiparazione degli standard di di produzione e vendita dei prodotti bio con l'UE.

Se vuole, L'Europa sa fare l'Europa e cioè proteggere i propri cittadini e le proprie imprese. Sul Ceta invece l'Europa si è piegata agli interessi delle multinazionali. Pd e Forza Italia devono fermarsi. Questo Parlamento è delegittimato da 529 cambi di casacca da inizio legislatura, ben il 35% degli eletti. Introducendo delle corti arbitrali e sovranazionali, il Ceta cambia la natura della nostra democrazia. Inoltre, comporta delle conseguenze economiche, commerciali, ambientali e di sicurezza alimentare che non possono essere sottovalutate. Molti Comuni stanno riconoscendo questi pericoli: dopo il Comune di Roma, anche quello di Bologna - maggioranza Pd - ha approvato una mozione "Stop CETA".

Il Ceta si può ancora fermare. Finora 21 Stati membri su 28 non lo hanno ratificato (solo Portogallo, Repubblica ceca, Malta, Croazia. Spagna, Danimarca e Lettonia lo hanno fatto). Basta un solo NO per bloccare tutto e rinegoziare un Trattato che rispetti i diritti dei cittadini, salvaguardi le piccole e medie imprese e la nostra agricoltura.


VIDEO. La dichiarazione di voto di Tiziana Beghin sull'accordo Ue-Cile. Abbiamo detto sì a un accordo giusto, equo e rispettoso dell'ambiente.


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