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In foto: Jyrki Katainen, commissario europeo per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività

Il copione è sempre lo stesso: la Commissione europea e i falchi capitanati da Katainen sono consumati dal desiderio di commissariare l'Italia. Ma l'esecutivo comunitario, piuttosto che mettere in cattiva luce la gestione fallimentare del ministro marionetta Padoan, agisce politicamente posticipando la sentenza (per non danneggiare i vecchi partiti nel voto alle politiche). Mancano all'appello almeno 3,5 miliardi di Euro e ci sono minacce velate che arieggiano nei corridoi di Bruxelles: "gli italiani dovrebbero conoscere le condizioni del loro paese". I toni sono questi. Katainen non si preoccupi, ci pensiamo noi a dire la verità agli italiani; lui risolva da commissario i mostruosi squilibri generati dai Paesi del Nord che stanno distruggendo l'Europa (surplus tedesco, elusione fiscale di Lussemburgo, Olanda e Irlanda, solo per fare qualche esempio). Troppo facile parlare quando nessuno ha il coraggio di contraddirti.

Il PD, infatti, è politicamente annullato in Europa. Forza Italia (con ora la Lega alleata) continua ad essere prona ad ogni capriccio della cancelliera Angela Merkel, che altro non vuole se non mettere le mani sulle ricchezze rimaste nel Bel Paese. D'altronde sono alleati al Parlamento europeo nel grande gruppo dei popolari a trazione tedesca, cosa che addirittura Berlusconi rivendica sui suoi giornali.

L'Italia rischia, secondo i falchi suoi amici, una pericolosa deviazione rispetto alle regole europee. Nella solitudine della politica italiana che a Bruxelles non alza un granello di polvere chiamando populisti chi osa contraddire l'establishment, solo noi ripetiamo da anni che il pressappochismo con cui vengono applicati questi dogmi è un fatto gravissimo: da un lato i Paesi del Nord in eccessivo surplus da decenni e mai sanzionati. Dall'altro quelli del Sud, i cosiddetti "ultimi della classe" rappresentati da Governi mai eletti e intrinsecamente deboli.

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, nonché uomo di punta di Forza Italia in Europa, ci ha definiti un pericolo pubblico che l'Europa teme. È stata una delle dichiarazioni più infelici della storia visto che è stata succeduta dall'elezione di un nostro portavoce a Vicepresidente del Parlamento europeo. Ma a parte questo, non si è un pericolo per il Continente se semplicemente si afferma la verità: il centrodestra dovrebbe infatti sapere che il gruppo a cui saldamente appartiene a Strasburgo ha fatto carte false per insabbiare le discussioni sul surplus tedesco e sugli squilibri economici dell'area Euro. Per non parlare di altri casi come il dieselgate Volkswagen, virati a favore della Germania con ruoli attivi addirittura di un ex commissario all'industria italiano (di nome Tajani).

Non si è un pericolo per il Continente se si afferma che centrodestra e centrosinistra hanno firmato a braccetto, sia a Bruxelles sia in Italia, provvedimenti che hanno limitato enormemente la nostra sovranità e di cui pagheremo le conseguenze per decenni: pareggio di bilancio, legge Fornero, Bolkestein, Fiscal Compact, bail-in e molti altri.

Scorrendo a ritroso, l'ultima sceneggiata tra Commissione UE e Italia si era svolta nel pieno delle funzioni del Bomba l'anno scorso, e la sua gradassa risposta non si era fatta attendere. Aveva minacciato un finto veto sul bilancio dell'UE (si parlava allora di quadro pluriennale) e aveva "sgridato" la Germania per le sue impresentabili esportazioni. Benissimo, ma sapete cosa è successo da allora e a seguito di queste minacce? Assolutamente nulla, ed è questo il punto.

Fino a quando l'Italia sarà rappresentata da politici falsi e aperti a compromessi insostenibili, che fanno e disfano leggi elettorali a loro piacimento solo per tenersi la poltrona, gli italiani saranno sempre considerati - passateci il termine - gli ultimi della classe. Dall'altra parte, questa impostazione politica insensata ha portato l'Unione Europea e lo stesso Bel Paese sull'orlo del precipizio. I cittadini sono le cavie della propaganda sia dei governi italiani, sia degli eurocrati. Dire sempre e comunque "si" e cedere sovranità a Bruxelles ci ha ridotti a dover elemosinare qualche virgola di flessibilità per sostenere la demagogia del politico di turno al comando.

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