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di Marco Valli, EFDD - M5S Europa

Il commissario per il lavoro e gli investimenti Jyrki Katainen, assieme a buona parte dei partiti politici italiani, continua a pensare che l'EFSI - comunemente detto Piano Juncker - stia realmente stimolando in maniera percettibile la domanda all'interno dell'Unione Europea. Vengono esaltati dei numeri in realtà poco impattanti, per continuare su una strada che l'evidenza ha dimostrato non essere più percorribile. I sottoccupati stanno aumentando anche sotto il peso delle riforme nel mondo del lavoro, che questi signori continuano a pretendere, soprattuto nei Paesi del Sud Europa; l'inflazione core rimane molto bassa e non esiste un'idea concreta per spingere sulla leva degli investimenti pubblici produttivi come quelli in ricerca e sviluppo. Dall'altro lato della medaglia, quelli privati che porterà in saccoccia il fondo Juncker ammonterebbero ai famosi 500 miliardi di Euro in 5 anni. Che, dividendo per i 28 Paesi UE, fa 3,5 miliardi l'anno per Stato membro. Una cifra ridicola se pensiamo a ciò di cui oggi necessiterebbe l'economia.

Siamo a favore di una razionalizzazione della spesa pubblica improduttiva, ma abbiamo bisogno di allentare le briglie dell'austerità. Altrimenti alcuni Paesi ad alto indebitamento come il nostro non saranno mai in grado di abbattere il rapporto debito/PIL e saranno tenuti costantemente sotto scacco. È evidente che non si può risanare una situazione come quella italiana senza far crescere il PIL in modo sostenibile: questo strumento che porta il nome del presidente della Commissione europea non servirà allo scopo. Ciliegina sulla torta sono poi la tipologia di progetti finanziati, su cui si è abbattuto l'ennesimo scandalo di questo esecutivo: tutti senza addizionalità e per gran parte concentrati sul fossile. Da questo punto di vista è dunque inspiegabile il sostegno dei Verdi al Piano Juncker all'interno del Parlamento europeo.

In definitiva, l'EFSI rappresenta un meccanismo d'ingegneria finanziaria basato sulla garanzia pubblica come incentivo alla privatizzazione delle infrastrutture e degli utili ad esse connesse. Il tutto tramite la possibile socializzazione delle perdite. Non funziona, si concentra su progetti che non creano molto spesso valore aggiunto, non è sufficiente a contrastare la crisi in cui versano le PMI e crea un vuoto di trasparenza sui soldi che a pioggia vengono usati per tappare buchi e per dare finanziamenti ad progetti clientelari e già finanziabili con programmi della bei esistenti.

Per approfondire:
- ECCOVI LO STUDIO CHE CERTIFICA IL FALLIMENTO DEL PIANO JUNCKER
- LO SCANDALO DEI PROGETTI FINANZIATI DAL PIANO JUNCKER

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